Realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (ottobre 2013) | Página 84
OBIETTIVI di SVILUPPO del MILLENNIO 1
SRADICARE LA POVERTÀ ESTREMA E LA FAME
LA CITTÀ VECCHIA (Fabrizio De André, 1965)
(“...se non sono gigli/ son pur sempre figli/ vittime di questo mondo”)
La Città vecchia esce come 45 giri nel 1965, ma viene scritta tre anni prima da un De André
ventiduenne. è un ritratto in quattro scene dei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi,
le zone più povere e malfamate della Genova del dopoguerra in cui il giovane De André amava
trascorrere le sue notti. Prostitute bambine, alcolizzati, i ladri, gli assassini e il tipo strano... sono
guardati con uno sguardo indulgente e di grande pietà umana in un periodo in cui certe tematiche
erano considerate scabrose e assolutamente inadatte ad essere materia per i 45 giri.
La canzone è una sorta di manifesto della poetica a cui De André rimarrà fedele per tutta la vita.
Il focus è senz’altro la messa in discussione dell’ideologia che vorrebbe la scala socioeconomica
dell’umanità e la scala morale allineate secondo lo stesso ordine gerarchico. Per il pensiero dominante
la bellezza dei gesti, la qualità morale delle persone sarebbero infatti legate alla loro nobiltà, alla
loro appartenenza ad ambiti sociali prestigiosi; la grandezza apparterrebbe pertanto alla classe dei
re e dei principi mentre dalla miseria materiale non potrebbe nascere altro che miseria umana. Tutto
il percorso artistico di De André è impregnato della convinzione opposta: la bellezza interiore, i
sentimenti nobili, i gesti più umani albergano potenzialmente in ogni persona e spesso sono proprio
gli ambienti degli ultimi e degli emarginati ad esprimere l’umanità più profonda.
Quale veicolo più emozionante di questa intensa ballata per introdurre il tema della povertà estrema
e della fame?
http://ww w.youtube.com/watch?v=kmhphhmDpC0&feature=related
OBIETTIVI di SVILUPPO del MILLENNIO 2
GARANTIRE L’EDUCAZIONE PRIMARIA UNIVERSALE
UN MATTO (F. De André – Giuseppe Bentivoglio, 1971)
Tu prova ad avere un mondo nel cuore/ e non riesci ad esprimerlo con le parole/ E la luce del giorno
si divide la piazza/ tra un villaggio che ride e te lo scemo che passa/ E neppure la notte ti lascia da
solo/ gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.
E sì anche tu vorresti trovare/ le parole sicure per farti ascoltare/ Per stupire mezz’ora basta un libro
di storia/ io cercai d’imparare la Treccani a memoria/ E dopo “Maiale”, “Majakovsky”, “Malfatto”/
continuarono gli altri fino a leggermi: “Matto” (...).
Ancora il tema dell’emarginazione, in un canto tratto dall’Antologia di Spoon River del poeta
libertario statunitense Edgar Lee Masters. De André rimase colpito leggendo la traduzione fattane
da Fernanda Pivano (allieva prediletta di Cesare Pavese). E rimase altrettanto colpito nel sapere
che l’aver tradotto un poeta anarchico durante gli ultimi anni del fascismo era costato alla Pivano il
carcere.
Il tema della canzone prescelta è struggente, il tentativo di un povero demente di emanciparsi dagli
sfottò a cui il villaggio lo condanna attraverso l’istruzione, solo strumento con cui ottenere quella
considerazione sociale che la sua condizione gli nega. Lo sforzo titanico di imparare l’enciclopedia
Treccani a memoria non approderà al riscatto, ma il focus della canzone può essere uno spunto per
introdurre il secondo Obiettivo di Sviluppo del Millennio.
http://www.youtube.com/watch?v=pG9YzSxLqG0
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