Realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (ottobre 2013) | Page 49
Contenuti delle singole discipline
Italiano
Prima Unità didattica: “La rappresentazione delle donne nell’epica: o maga o madre”
Seconda Unità didattica: “Il ritorno di Ulisse visto da Penelope”
L’analisi delle figure femminili nell’epica si presenta come lettura alternativa ai classici brani proposti
per il 1° anno della Scuola Secondaria di II grado. Oltre a rileggere gli episodi di Circe nell’Odissea
e di Andromaca nell’Iliade, si è proposta una rielaborazione/riscrittura creativa degli stessi, secondo
la prospettiva femminile. Questo esercizio si è rivelato particolarmente proficuo, accompagnato nella
seconda unità didattica, dalla lettura del romanzo di L. Malerba, Itaca per sempre.
Le due unità didattiche sono dunque da considerarsi necessariamente parallele.
Attraverso la lettura di questo avvincente romanzo si propone una rilettura della celebre vicenda
ulissiaca del rientro in patria. La focalizzazione è duplice; infatti, la presenza del doppio narratore
interno (sia Ulisse sia Penelope) permette di seguire le vicende in due modi molto differenti: la
prospettiva dell’eroe e quella di sua moglie. Finalmente l’autore dà voce al silenzio e alla complessa
trama di Penelope, che smette di essere semplice spettatrice delle vicende del consorte, per
divenire protagonista in un raffinato gioco di riconoscimenti. In particolare attraverso la lettura,
gli allievi sono portati a comprendere il punto di vista femminile in una vicenda famosissima della
letteratura occidentale, non più narrata in prospettiva maschile, ma continuamente rovesciata da
quella femminile, secondo una dialettica di inter-relazionalità.
Latino
Prima Unità didattica: “Analisi del sistema onomastico romano”
Seconda Unità didattica: “Le epigrafi funerarie femminili”
Nella prima unità didattica, attraverso lo studio di un argomento di facile accesso linguistico per una
prima classe, si è proposta un’analisi delle condizioni di vita femminile a Roma.
Si è cominciato con l’analisi del sistema dei tria nomina, diffuso in tutto il mondo romano, ma attribuito
solo agli uomini. Si è insistito particolarmente, infatti, sulla caratteristica di identificare l’uomo libero
e nobile romano in base a tre nomi: il preaenomen individuale, il nomen gentilizio e il cognomen,
che indicava la familia di appartenenza. Poi si è passati alla ricerca per piccoli gruppi dei nomi
femminili e si è rilevato che non esisteva, almeno nell’epoca storica, per le donne il praenomen, ma
solo il nomen della gens di appartenenza. L’esistenza per le donne romane solo del nome gentilizio
e di quello del gruppo familiare produceva l’uniforme categoria delle Giulie, Cecilie, Tulle, che per le
loro scarse varianti, dovevano essere distinte dai numerali maior, minor, prima, tertia. Questa analisi
ha permesso agli allievi di capire che era consentita una visibilità femminile unicamente in funzione
familiare o matrimoniale, come possesso o bene della gens, generando altresì l’aberrazione delle
donne senza nome, invisibili e non tutelate.
L’osservazione approfondita del sistema onomastico, che di solito viene trascurata nei programmi
curriculari, serve invece come ottimo indicatore della condizione femminile romana, per impostare
anche il difficile problema dell’identità negata e dell’invisibilità femminile nel mondo attuale.
Nella seconda unità didattica lo studio di alcune epigrafi, sempre condotto per gruppi, ha permesso
una ricognizione più dettagliata dell’identità femminile a Roma.
È emerso che l’unico ruolo istituzionale, celebrato nelle epigrafi, fosse per la matrona romana:
essere custode della casa e della prole, esclusa dai “virilia officia” ossia i doveri maschili. La sfera di
competenza femminile è unicamente quella privata, anzi viene lodata la capacità di rimanere tra le
mura domestiche attraverso la ricorrente espressione epigrafica “domi mansi” o “domiseda”.
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