Mio padre abbassò lo sguardo scuotendo la testa, mi avvicinai
ancora un po’ e presi i fogli che lui aveva lasciato cadere sul
tavolo. Diedi una rapida letta e sentii il sangue scorrere più
forte. In un istante mi si annebbiò la vista, come se tante
mosche mi piombassero davanti agli occhi, così mi portai la
mano davanti al viso, come a scacciarle via. Vacillai
leggermente in avanti e mi appoggiai al tavolo con i fogli
ancora tra le mani.
«Elena, Elena» continuava a ripetere mia madre, ma io, come
pochi minuti prima, non riuscivo a sentirla. Finalmente mi
ripresi, guadai mia madre e mio padre e sussurrai «Sto bene».
Quella sera papà entrò nella mia stanza. Io guardavo fuori dalla
finestra, lui mi venne vicino a me e posò la mano sulla mia
spalla.
«Ce la faremo» disse, con un filo di voce, quasi parlando a sé
stesso. Le lacrime cominciarono ad uscire, rigandomi le
guance. Mi voltai e abbracciai mio padre, lui ricambiò
l’abbraccio e fu lì che capimmo quanto era forte il nostro
legame. Lo guardai, anche lui aveva gli occhi lucidi e
fissandomi a lungo disse «Non ci fermiamo mai un attimo,
inseguendo tutto quello che vogliamo: studiamo, cerchiamo il
lavoro migliore, poi compriamo una casa, ma non è ancora
abbastanza», fece una piccola pausa, mentre io lo guardavo
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