Testo tratto da «Il paese degli aghi di pino»
di Annalisa Caravante - Edizioni CoreBook
La piazza s’affollava di gente giunta da Napoli e dai paesi
confinanti, Giulia pensava di scappare e sperava che Enrique non
s’avvicinasse, ma l’uomo proseguiva verso di lei, sicuro che tutto
fosse a posto e deliziato dall’idea di sposare la fanciulla più
corteggiata del paese. Quando Perez la invitò a danzare, Giulia
non ebbe la forza di rifiutare, s’alzò dal suo posto e avvicinò il
suo corpo a lui, mentre con la mente già viaggiava lontano.
In piazza si suonava e si ballava, per il resto del paese si
susseguivano bancarelle e spettacoli di vario genere; la gente
chiacchierava e rideva. Anche Andrea e Roberto prendevano
parte alla festa, sebbene tutto ciò che facevano, era stare seduti su
un muretto ad osservare i compaesani o i signori che nei loro
luccicanti abiti festivi si atteggiavano a maestri del creato.
Andrea raccolse un piccolo sasso e riprese a guardare la gente.
Tra la musica e gli sguardi dei presenti Giulia continuava a
danzare con mestizia e con lo sguardo lontano da quello di
Enrique; immaginava di essere altrove. La fanciulla vedeva le sue
coetanee sorridere come lei non aveva mai fatto, i festoni
luccicare sotto la luna e le giovani dame ballare gioiose con i loro
pretendenti, mentre un lieve venticello le accarezzava i riccioli
raccolti in una coroncina di fiori. Giulia danzava sotto gli occhi di
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