Pubblicazioni e documenti SOLDATI DI RIVOLTA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE | Seite 9
GENDARINI CESARE di Francesco e Manara Celeste, classe 1885, sergente 7° fanteria, morto
il 10 ottobre 1916 a Vertojba.
1917
FINOLI PIETRO di Giovanni e Ucelli Rosa, classe 1888, soldato 249° fanteria, morto il 23
agosto 1917, a Gradisca, Ospedale da campo n. 87.
Il 25 agosto 1919, il Ministero della Guerra gli conferisce la “Medaglia di Bronzo al valor
militare, coll’annessovi soprassoldo di Lire Cento annue” con la seguente motivazione: “ …
con grande slancio e ardimento giungeva coi primi su di una trincea nemica e vi veniva
ferito gravemente. Cessava di vivere due giorni dopo in un ospedaletto da campo. Dosso
Faiti, 19 – 21 agosto 1917”.
MANZONI GIOVANNI di Giuseppe e Manzoni Francesca, classe 1896, soldato 249° fanteria,
morto il 24 maggio 1917 a Vizintini sull’ altopiano del Carso per ferite riportate in
combattimento. Per ottenere la pensione di guerra il sindaco di Rivolta d’ Adda richiede al
Comune di Morterone “… un certificato dal quale risulti se e in che misura sia iscritto in codesti
ruoli della tasse ed imposte” avendo Manzoni Giuseppe “una piccola proprietà in codesto
Comune”.
MOMBELLI LUIGI di Giacomo e Pedroli Cristina, classe 1878, soldato 26° artiglieria a cavallo
in Milano, morto il 16 novembre 1917 a Rivolta d’Adda.
La sua storia viene raccontata in una lettera inviata dalla vedova Meda Carlotta al
Comandante del Distretto Militare di Lodi. Il testo ci fornisce informazioni sulle attività dei
militari richiamati (nel 1916 Mombelli Luigi aveva 38 anni) sotto le armi. Scrive, il 7 febbraio
1918, la vedova:
“La sottoscritta implora la di Lei benevola attenzione ed il suo autorevole consiglio per il caso
speciale nel quale si trova.
Il defunto mio marito Mombelli Luigi di Giacomo della classe 1878 – venne chiamato alle armi il
16 novembre 1916 ed assegnato al Deposito Artiglieria a cavallo –Milano-.
Compiuto il periodo d’ istruzione venne, in seguito a concessione di mano d’opera militare,
adibito a più riprese a svariati lavori agricoli presso fittabili del milanese e ultimamente
trovavasi occupato, da alcune settimane, nella mietitura del riso. Interrotto il malsano lavoro il
sabato 6 ottobre 1917, già alquanto indisposto, si recò in famiglia col permesso domenicale ma
quivi giunto do vette mettersi a letto con febbre altissima giudicata, dal medico comunale,
infettiva.
Trasportato in questo Ospedale Civile l’8 ottobre, il giorno 16 stesso mese soccombeva in seguito
anche a sopravvenuta itterizia.
Il Sindaco sostiene non essere alcun diritto a pensione e già dal giorno della morte mi venne del
defunto soppresso il sussidio governativo.
Così la famiglia superstite composta dalla scrivente, da una bambina e dai genitori del defunto,
settantenni ed inabili al lavoro è rimasta priva di soccorso.
La scrivente non può rassegnarsi a tanto ingiusto disinteressamento della locale Autorità. Sia
pure stato umile il servizio al quale attendeva il militare defunto, la malattia che lo condusse alla
morte fu indubbiamente contratta in servizio militare.
Nella certezza che la S. V. Ill.ma vorrà essermi di valido aiuto in tanta sfortuna col massimo
ossequio La ringrazio e La riverisco”.
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