Pubblicazioni e documenti SOLDATI DI RIVOLTA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE | Page 16

CONCA SANTO di Luigi e Perosi Teresa, classe 1881, soldato 155° fanteria, morto in prigionia a Ostrau (Austria), coniugato con Orsi Maria, padre di Ermellina, Ersilia, Ettore, Guido, Adele, Ancilla e Luigia. GALMOZZI GIACOMO di Giuseppe e Messaggi Rosa, classe 1889, soldato 203° fanteria, morto il 29 luglio 1918 in seguito a ferite. CRESPOLINI GIUSEPPE di Giovanni e Bruni Fiorina, classe 1882, soldato 201° fanteria, morto per polmonite a Sigmundsherberg (Austria) l’ 8 marzo 1918. La comunicazione del decesso giunge ai familiari per mezzo del Vaticano. Coniugato con Maggioni Regina e padre di Romano, Alberto, Carmelo e Giuseppina. MESSAGGI ALESSANDRO fu Paolo e Mandelli Emilia, classe 1883, soldato 67° fanteria, morto per pleurite il 22 luglio 1918 mentre era in licenza di convalescenza, coniugato con Peccati Luigia e padre di Severina e Paolo. Per ottenere il sussidio pensionistico il sindaco ricostruisce in una lettera le traversie del soldato mettendo in evidenza che si tratta di “un caso pietoso, che è partito per il fronte ed è stato in trincea sul San Marco per un mese. Riconosciuto ammalato con febbre ai primi di dicembre, passò a Gorizia, ove sembrando che la malattia fosse poco grave, fu destinato di corvée e passò poi all’ospedale da campo dove venne riconosciuto ammalato di pleurite. Essendo stata la malattia contratta in servizio ed essendo stato inviato in licenza, il militare ricevette le spettanti indennità fino al mese di aprile 1918. Da allora più nulla. Si ripresentò al deposito e venne mandato nuovamente a Milano per la visita, venne riformato senza ottenere nessuna indennità. Il militare riformato è tuttora ammalato gravemente, è poverissimo, ha moglie con due figli, ha bisogno di sussidio”. Alla sua morte il sindaco Berizaghi scrive una lettera personale allo scopo di far ottenere la pensione alla vedova che “… ha dovuto sostenere tutto il peso della malattia del marito dando fondo alle poche sue riserve, riducendosi alla miseria, insiste per mezzo mio, perché le venga pagata l’indennità di convalescenza a cui aveva diritto il messaggi, al fine di poter far fronte ai più impellenti bisogni intanto che dal Superiore Ministero le verrà concessa la pensione che le spetta. Sicuro che l’alto senso di gratitudine che anche codesto On.le Comando certamente serba verso i propri subalterni che a favore della patria hanno sacrificato la vita, vorrà dare il proprio interessamento a favore della vedova e più ancora dei teneri bambini del Messaggi, ringrazio anticipatamente”. RIGAMONTI GIUSEPPE di Fioravanti ed Alba Erminia, classe 1895, Caporal Maggiore 10° artiglieria, morto il 18 gennaio 1918. L’ agonia del militare è descritta in uno scritto del medico condotto del paese. “Certifico che nel pomeriggio del 15 gennaio p.p. visitai il Cap. Magg. Rigamonti Giuseppe di Fioravanti appena giunto in famiglia dal fronte, lo trovai affetto da polmonite del lobo anteriore sinistro ed in condizioni tanto gravi che il suo interrogatorio risultò poco efficace. Egli solo ricordava che in mezzo a un grave malessere da vari giorni sputava sangue. All’esame semeiotico rilevai ottusità completa ed assoluta della parte superiore del torace sinistro, fremito tattile aumentato e spiccato soffio bronchiale. Rantoli sparsi nel rimanente dell’ambito toracico. Temperatura a 40°, polso a 100. Nel decorso ulteriore l’ammalato si mantenne sempre gravissimo; dopo 24 ore perdette completamente la coscienza aumentandogli il delirio e la mattina del giorno 18 spirò”. 16