Un’ analisi di REF Ricerche sintetizza le cause della crisi del riciclo in Unione Europea e delinea delle proposte di intervento per l’ Italia che potrebbero invertire l’ andamento attuale di questo comparto industriale in cui il nostro Paese riveste un ruolo importante.
AMBIENTE [ E RICICLO ]
Un’ analisi di REF Ricerche sintetizza le cause della crisi del riciclo in Unione Europea e delinea delle proposte di intervento per l’ Italia che potrebbero invertire l’ andamento attuale di questo comparto industriale in cui il nostro Paese riveste un ruolo importante.
La filiera del riciclo nel comparto delle materie plastiche sta vivendo una crisi di livello europeo. Lo studio di REF Ricerche dal titolo“ La crisi del riciclo delle plastiche: proposte per uscirne”( marzo 2026) ne analizza le ragioni e delinea i possibili interventi. Questa crisi coinvolge anche le imprese del riciclo in Italia. Tra le cause vi sono i prezzi più bassi dei polimeri vergini, gli elevati costi dell’ energia e la concorrenza sleale delle plastiche extra-UE importate a basso costo come riciclate- talvolta in realtà vergini dato che non esistono codici doganali distinti per le due tipologie. A queste si aggiunge la frammentazione del mercato delle materie prime seconde( MPS) plastiche, la domanda debole di materiali riciclati, in particolare di quelli derivanti dalle plastiche miste nel settore del packaging-to-packaging, e la mancanza di politiche che promuovano l’ utilizzo di plastiche riciclate anche in applicazioni open-loop. Al momento in cui scrivo questo articolo, il conflitto in corso tra USA / Israele e Iran potrebbe aver modificato alcuni di questi aspetti. Tuttavia l’ analisi copre gli ultimi due anni e le cause primarie nel periodo considerato rimangono valide.
Crisi europea, interventi urgenti
di Valeria Mazzucato
Distanza tra politiche e realtà industriale Secondo dati della Commissione Europea, a fronte di una capacità installata di 13,2 milioni di tonnellate nel 2023, l’ ultimo biennio registra una riduzione netta della capacità di riciclo della plastica in UE, con una perdita di circa 1 milione di tonnellate entro la fine del 2025- pari alla disponibilità di riciclaggio della Francia. Un collasso che solleva interrogativi sulla reale possibilità di raggiungere gli obiettivi ambientali europei. Lo confermano i dati di Plastics Recyclers Europe: nel 2024, per la prima volta, i volumi complessivamente riciclati sono scesi a circa 7,5 milioni di tonnellate( contro i 7,7 del 2023) e per il secondo anno consecutivo è calato il fatturato del settore, dai 9,1 miliardi di euro del 2023 agli 8,6 miliardi del 2024(-5,5 %). I dati Eurostat mostrano inoltre una crescita costante dell’ export extra-UE di MPS plastiche: nel 2024 si è toccato l’ 1,5 milioni di tonnellate. In Italia il picco registrato nel 2024 è di 103.352 tonnellate esportate fuori UE-27, più del doppio rispetto alle 43.247 ton del 2021. Cifre che evidenziano la contraddizione tra il disegno prefigurato dalle politiche europee e la realtà del mercato. La capacità industriale di trattamento e valorizzazione delle plastiche post-consumo si sta riducendo, con chiusure di impianti, calo dei volumi riciclati e margini negativi per molte lavorazioni. Tale dinamica rischia di tradursi in un disallineamento strutturale tra ambizione normativa e sostenibilità industria-
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