un candidato naturale per politiche di responsabilità estesa del produttore efficaci e mirate.
anni precedenti sembrava consolidato. Un segnale evidente delle difficoltà competitive del riciclato in assenza di condizioni di mercato omogenee e di strumenti regolatori efficaci. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la crescente complessità dei flussi post-consumo, che rappresentano oggi circa il 75 % delle materie prime seconde. Rispetto agli scarti industriali, questi flussi richiedono processi di raccolta, selezione e trattamento più articolati, con inevitabili ricadute sui costi e sulla qualità del materiale recuperato.
Il ruolo strategico del polietilene All’ interno di questo scenario, il polietilene emerge come materiale chiave, sia per diffusione sia per centralità nella filiera del riciclo. Con circa 670 mila tonnellate immesse al consumo nel 2024, pari al 36 % del totale dei beni plastici analizzati, il PE è il polimero più utilizzato nei beni non da imballaggio. Edilizia, agricoltura, arredo urbano, casalinghi, igiene, mobile: il polietilene è trasversale a filiere che rappresentano l’ economia reale del Paese. Allo stesso tempo, mantiene un ruolo centrale anche nel riciclo post-consumo, rendendolo
POLIETILENE, I NUMERI CHIAVE Immissioni al consumo in Italia( 2024) Quota sul totale dei beni plastici non da imballaggio 36 % Incidenza dei flussi post consumo sul riciclo 75 %
670.000 t
Variazione prevista dei polimeri riciclati nel 2025 – 7,5 % Rifiuti in PE gestiti da Ecopolietilene( 2020 – 2025)
> 150.000 t Tasso di recupero raggiunto nel 2025 ~ 50 % Aziende consorziate Ecopolietilene 250
Nuovo EPR: opportunità o fattore di criticità? Proprio sul fronte regolatorio si concentra una parte rilevante del dibattito. La bozza di regolamento sul nuovo schema EPR per i beni plastici non da imballaggio, messa in consultazione dal MASE, introduce obblighi di registrazione, tracciabilità e monitoraggio dei flussi, aprendo una fase inedita per il settore. Per Fabio Pedrazzi, presidente di Ecopolietilene, si tratta di « un tassello fondamentale », ma non privo di incognite. Il rischio, sottolinea, è che il costo della transizione ricada in modo sproporzionato sulle imprese, in un momento in cui il sistema industriale è già sotto forte pressione. « La sostenibilità non può essere solo ambientale – afferma – deve essere anche economica ». Le criticità riguardano anche la concreta applicabilità del nuovo schema: dalla capacità dei cittadini di differenziare correttamente i beni in plastica, alla gestione per le aziende degli adempimenti amministrativi, fino al perimetro stesso dei prodotti coinvolti. Senza un modello chiaro e coordinato, il rischio è di complicare ulteriormente la vita a operatori e utenti, indebolendo anziché rafforzare il riciclo.
Un approccio operativo alla filiera Ecopolietilene rivendica un approccio pragmatico e operativo. Dal 2020 a oggi il consorzio ha gestito oltre 150.000 tonnellate di rifiuti in polietilene, raggiungendo nel 2025 un tasso di recupero prossimo al 50 % rispetto all’ immesso dai 250 consorziati. Numeri che testimoniano la possibilità di costruire sistemi EPR funzionanti, purché basati su regole chiare e su una collaborazione reale lungo la filiera. « Non vogliamo essere semplici supervisori burocratici », sottolinea il direttore generale Giancarlo Dezio. L’ obiettivo è restare sul campo, come partner industriale delle imprese e degli operatori del riciclo.
Industria, regole e concretezza Il messaggio che emerge dallo studio e dal confronto tra gli attori della filiera è chiaro: la transizione verso un’ economia più circolare è inevitabile, ma non può prescindere dalla tenuta industriale del sistema. In un’ Europa sempre più dipendente dalle importazioni extra-UE, le cosiddette“ miniere urbane” rappresentano una risorsa strategica, ma solo se sostenute da politiche coerenti e da un mercato che premi realmente il riciclo. La sfida, oggi, è trasformare le regole da vincolo a opportunità. E per riuscirci, come auspicato da Ecopolietilene, serviranno perimetri definiti, meccanismi semplici e, soprattutto, concretezza. Una parola che, mai come ora, sembra cruciale per il futuro della plastica europea.
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