PLAST Giugno 2026 | Página 42

AMBIENTE [ E RICICLO ]

Sopra, da sinistra, le tecnologie di riciclo chimico e di purificazione a solvente possono contribuire a rimuovere contaminanti e sostanze indesiderate, ampliando le possibilità di recupero delle plastiche complesse
Nel riciclo meccanico, la qualità del riciclato dipende dall’ efficacia delle fasi di selezione, lavaggio, estrusione e controllo delle contaminazioni chimiche lungo tutta la filiera
Dalla produzione allo smaltimento Le sostanze aggiunte intenzionalmente e quelle aggiunte non intenzionalmente si inseriscono in tutte le fasi del ciclo di vita. Nella produzione di plastica primaria e secondaria e nei processi di fabbricazione dei prodotti compaiono polimeri, additivi e coadiuvanti di processo; tra le NIAS rientrano sottoprodotti, prodotti di degradazione e contaminanti. Durante l’ uso, anche improprio, da parte dei consumatori si aggiungono ulteriori contaminanti chimici. Nella gestione dei rifiuti, la principale classe di contaminanti è quella degli ftalati- originabili già nella fase d’ uso. Alcuni ftalati sono considerati sostanze di interesse, assieme a bisfenolo A( BPA), alcuni esteri e alcoli e residui di farmaci e pesticidi. Le condizioni di stoccaggio( temperatura, umidità, esposizione alla luce solare, durata) incidono ulteriormente sulla presenza, migrazione o degradazione delle sostanze. Durante i processi di riciclo meccanico possono formarsi tre tipologie di nuove sostanze: sottoprodotti( tra cui acetofenone e altri NIAS volatili), prodotti di reazione e sostanze derivanti da contaminazione incrociata. Quest’ ultima può causare il trasferimento di sostanze di interesse: è il caso del ritardante di fiamma HBCDD- classificato come persistente, bioaccumulativo e tossico- ora regolato internazionalmente, ma che potrebbe ancora porre problemi in flussi di provenienza non conforme. Diossine bromurate e clorurate, classificate come inquinanti organici persistenti( POP), possono anch’ esse formarsi durante il riciclo. Si registrano inoltre contaminazioni da metalli, talvolta in concentrazione superiore nel riciclato rispetto alle plastiche vergini, a causa dell’ accumulo attraverso molteplici cicli di riciclo e contatto ripetuto con fonti di materiale miste.
Analisi tecniche chimiche La capacità delle sostanze chimiche di migrare dalla matrice polimerica dipende da caratteristiche quali densità del
polimero, morfologia, concentrazione e dispersione degli additivi, coefficienti di diffusione e condizioni ambientali. Lo stesso accade nei rifiuti plastici. Nello sviluppo di metodi analitici per il rilevamento di sostanze chimiche nel riciclato è importante quindi applicare le migliori pratiche scientifiche disponibili e procedure analitiche standardizzate, incluso l’ uso di bianchi e metodi riconosciuti a livello internazionale come ASTM e ISO. Il flusso di rifiuti plastici in ingresso può contenere un’ ampia varietà di sostanze. Poiché nessun singolo metodo è in grado di rilevare e quantificare tutti i composti possibili, i laboratori combinano più tecniche: analisi mirate per rilevamento di sostanze note e analisi non mirate per esaminare un’ ampia gamma di composti senza obiettivi predefiniti. Quando il riciclato è destinato ad applicazioni sensibili, occorre inoltre valutare se la tecnologia di riciclo rimuove le sostanze di interesse e misurarne il potenziale di rilascio tramite challenge test e test di migrazione. L’ entità dei test varia in base al settore. Per mercati di sbocco su larga scala si eseguono spesso analisi mirate limitate, mentre per applicazioni di nicchia e di alta gamma – come i comparti alimentare e medicale – le analisi sono più estensive, guidate da requisiti normativi o del cliente. La scelta è complessa: lo screening non mirato ad ampio spettro identifica contaminanti inattesi, ma l’ analisi mirata, più efficiente, può non rilevarli. In assenza di standard internazionali armonizzati con requisiti di analisi chimica per le plastiche riciclate, il livello di analisi varia per riciclatore e applicazione. I test comportano costi significativi: allestimento e gestione di laboratori per analisi esaustive richiedono investimenti iniziali elevati e costi operativi rilevanti. Per i riciclatori che si affidano a laboratori esterni, i costi sono sostenuti per singola procedura, con il rischio che alcune imprese riducano i test per contenere le spese e competere sul prezzo. Le
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