In un contesto complesso e ricco di stimoli, il 2026 si apre con segnali di dinamismo. Polyfilm interpreta le prospettive di mercato nei comparti riciclo, controllo di processo e trattamento superficiale, valorizzando il ruolo dell’ intermediario tecnico come partner strategico per lo sviluppo dell’ industria italiana.
TECNICA [ MACCHINE ]
In un contesto complesso e ricco di stimoli, il 2026 si apre con segnali di dinamismo. Polyfilm interpreta le prospettive di mercato nei comparti riciclo, controllo di processo e trattamento superficiale, valorizzando il ruolo dell’ intermediario tecnico come partner strategico per lo sviluppo dell’ industria italiana.
Estrusione e riciclo tra crescita e nuove opportunità
Nel panorama delle tecnologie per l’ estrusione, il riciclo e il trattamento superficiale, la parola chiave per il 2026 sembra essere“ conferma”. È con questo spirito che Giuseppe Rossi, Sales Manager di Polyfilm, descrive l’ attuale fase dell’ azienda: meno orientata a inseguire effetti annuncio e più concentrata sul consolidamento delle collaborazioni storiche e sull’ evoluzione qualitativa dei progetti. Negli ultimi anni il mercato è diventato progressivamente più articolato. Non si tratta solo di maggiore competizione, ma di un contesto in cui pesano normative, vincoli autorizzativi, costi energetici e incertezza regolatoria. La complessità non è tanto nella trasformazione del materiale in sé, quanto nell’ insieme di condizioni che rendono ogni investimento più delicato e strategico. A ciò si aggiunge l’ effetto degli incentivi 4.0 e 5.0, che hanno sostenuto gli investimenti ma anche anticipato alcune decisioni di acquisto. Oggi le aziende devono fare i conti con impianti da saturare e con un quadro meno lineare. Il superammortamento può rappresentare un’ opportunità, ma presuppone marginalità e utili. L’ imprenditore è disposto a investire, purché abbia chiarezza sul ritorno e sulle prospettive normative, in particolare sul tema dell’ utilizzo del materiale riciclato. Sul fronte competitivo, il confronto non è più soltanto con l’ Asia. Alcuni Paesi europei hanno adottato politiche energetiche più protettive e questo si riflette sulla struttura dei costi. In questo scenario, la capacità di adattamento dell’ industria italiana resta un fattore distintivo, ma non sufficiente senza un quadro di maggiore stabilità.
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