PARTS TRUCK Mar/Apr 2025 | Page 29

EVENTI
AUTONOMIA STRATEGICA L’ autonomia strategica è emersa come il vero tema tecnico-politico del 2026. Vavassori ha elevato il dibattito: l’ automotive non è solo economia, è il pilastro della difesa geopolitica. La domanda posta alla platea è stata un monito:“ Entro dieci anni veicoli autonomi e armati sorveglieranno le frontiere. Chi scriverà il software? Chi produrrà i chip? Cinesi o americani?” Senza il controllo sui software di guida autonoma, sulle reti satellitari e sulla componentistica avanzata, l’ Europa delegherebbe la propria sicurezza ad attori extra-UE. Per evitare questo scenario, ANFIA invoca una revisione delle normative“ asimmetriche”. L’ intervento di Antonio Gozzi( Federacciai) ha confermato come la sovranità dell’ UE dipenda dall’ integrazione tra filiere upstream( acciaio) e downstream( automotive). Meccanismi come il CBAM e l’ ETS2, pur nati con intenti lodevoli, rischiano di soffocare le imprese europee rendendole meno competitive rispetto a chi non sottostà ai medesimi oneri ambientali. Serve il pragmatismo citato da Filosa: difendere il“ lavoro di casa” con requisiti di contenuto locale e dazi mirati.
NEUTRALITÀ TECNOLOGICA Alla vigilia delle decisioni della Commissione Europea, ANFIA ha ribadito che il bando totale dei motori endotermici al 2035 porterebbe al fermo dell’ Europa. La richiesta è una flessibilità del 25 % per veicoli non-BEV. La Carbon Neutrality richiede un ecosistema manifatturiero integrato, non regole punitive: l’ Europa deve agire come un ecosistema manifatturiero integrato. La riduzione delle emissioni non può dipendere solo dalle nuove immatricolazioni, ma da un intervento che comprenda il parco circolante complessivo. Per questo, l’ Associazione preme per il riconoscimento immediato
delle“ tecnologie ponte”, superando il dualismo ideologico“ elettrico sì / elettrico no”. L’ elettrico resta certamente una tecnologia chiave, ma per ANFIA non può essere l’ unica strada da percorrere. Ed in quest’ ottica, gli ibridi plug-in e i range extender devono essere valorizzati come strumenti per garantire l’ accessibilità ai consumatori, specialmente in mercati, come quello italiano, dove la quota BEV, senza incentivi stabili, fatica a superare il 6 %. A ciò, si affianca la necessaria integrazione dell’ uso di carburanti rinnovabili. Con oltre 1.600 stazioni di rifornimento già attive in Italia, l’ HVO( Hydrotreated Vegetable Oil), rappresenta la soluzione pragmatica per abbattere le emissioni del parco circolante europeo( 250 milioni di veicoli) senza attendere i tempi di rinnovo totale delle flotte. L’ HVO, infatti, riduce drasticamente le emissioni di CO2 senza richiedere modifiche all’ architettura dei motori diesel attuali.
URGENZE NAZIONALI, FATTORI ABILITANTI E INFRASTRUTTURA BUROCRATICA Sul fronte interno, l’ industria chiede allo Stato di correre alla stessa velocità delle imprese, rafforzando l’ appello alla semplificazione che non può più essere rimandato. Per recuperare produttività, ANFIA ha proposto l’ estensione del modello operativo delle ZES( Zone Economiche Speciali) a tutto il territorio nazionale per quanto riguarda le autorizzazioni industriali, così da eliminare i colli di bottiglia burocratici che ritardano l’ innovazione in R & D e automazione. Il costo dell’ energia rimane, inoltre, un fardello insostenibile ed il principale svantaggio competitivo per le imprese italiane rispetto ai partner continentali; un tema che l’ Associazione definisce“ solo parzialmente affrontato”. Diventa
Roberto Vavassori, Presidente ANFIA
sempre più cruciale un piano pluriennale di supporto alla ricerca industriale, allo sviluppo e all’ automazione per mitigare il divario energetico con i partner europei. Una dura critica anche all’ introduzione di nuovi costi fissi, come la festività del 4 ottobre: un costo stimato in 4 miliardi di euro l’ anno per il sistema paese, definito un“ costo inutile” in una fase di crisi produttiva acuta ed in un momento dove è sempre più necessario recuperare competitività e costo del lavoro. Il Presidente Roberto Vavassori ha concluso, quindi, i lavori citando l’ antica pratica giapponese del kintsugi, l’ arte di riparare le ceramiche rotte con l’ oro. L’ automotive italiano, ferito da una transizione“ a tappe forzate” e da dinamiche geopolitiche avverse, deve ricomporre i propri frammenti( i 100.000 posti persi, le crepe nella supply chain, i cali produttivi) trasformandoli in valore attraverso la resilienza e l’ intelligenza imprenditoriale. Il messaggio finale è un accorato appello alla responsabilità collettiva: le imprese sono pronte a fare la loro parte con l’ obiettivo di una produzione carbon neutral al 2040, ma non possono essere lasciate sole. Il futuro non si aspetta, si costruisce con il pragmatismo, il realismo e un’ unità d’ intenti che superi le fazioni politiche.
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