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OGISTICA
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e FIAP ha posto la sua attenzione- direttrici ben evidenziate in precedenti articoli di questa rubrica- bensì ad altri aspetti che impattano allo stesso modo, se non in modo maggiore, sull’ organizzazione del lavoro e dei servizi nel loro complesso, sui quali occorrerebbe ragionale in modo proattivo invece di attendere che i processi decisionali si siano già compiuti. In particolare, la crescente attenzione alle tematiche ambientali in linea con il Green Deal europeo e gli obiettivi di riduzione delle |
emissioni ha reso evidente, se non necessaria, una revisione delle politiche che governano anche il cosiddetto“ trasporto combinato”, un servizio da sempre promosso come più“ verde” ma regolato, fino ad oggi, da criteri che stanno dimostrando la loro età. È il servizio cosiddetto intermodale, accompagnato( per esempio, la RO-LA) e non( solo semirimorchio caricato su carro ferroviario). Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito politici, esperti economisti e altri professori affermare |
che occorre un trasferimento modale più consistente del trasporto delle merci dalla strada alla ferrovia? Tuttavia, pur tenendo conto del fatto che in ogni caso una tratta iniziale ed una finale di tale tipologia di servizio deve essere effettuata, per logica, sulle ruote, per favorire un cambiamento potrebbe essere utile e necessaria una revisione del sistema delle regole che da anni lo governano. Il trasporto combinato, così come disciplinato dalla Direttiva 92 / 106 / CEE, è stato uno strumento fondamentale per promuovere modalità di trasporto più sostenibili. Tuttavia il quadro normativo risalente al 1992 è probabilmente divenuto inadeguato, e potrebbe essere giunto il momento per un cambiamento. L’ UE è da tempo che ci sta provando, promuovendo il passaggio da una logica basata su parametri rigidi e formali( come la lunghezza minima della tratta ferroviaria o di quella stradale) a un nuovo paradigma fondato sulle prestazioni ambientali effettive e sulla capacità di controllo di tali prestazioni previo utilizzo delle tecnologie digitali( leggasi eFTI e eCMR). Tuttavia, una serie di elementi inseriti nella proposta di aggiornamento sembra generare più impedimenti al cambiamento per l’ impreparazione tecnologico / organizzativa complessiva del sistema e, insieme, alla lentezza della politica. Elementi che non viaggiano alla stessa velocità dell’ esigenza di innovazione. A questi si unisce la resistenza al cambiamento esternata dalle rappresentanze dei settori coinvolti di alcuni Paesi UE che intravedono difficoltà operative di adattamento al nuovo sistema, soprattutto per i piccoli operatori, una |
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