MERCATO
I giorni della moratoria decisa dal Presidente USA Donald Trump prima dei temuti dazi sono tanti e stanno facendo tremare le economie globali, provocando pericolose incertezze. In Italia segno negativo per tutti i segmenti, dal commerciale leggero agli autobus, trainati unici in ripresa
di Miriam Sala
Il primo trimestre del 2025 si è chiuso all’ insegna dell’ incertezza e delle crescenti tensioni a livello geopolitico ed economico anche tra Paesi tra i quali, a partire dal secondo dopoguerra, si erano create un’ alleanza e una stabilità durature. Nel generale contesto di politiche commerciali protezionistiche l’ attività economica ha mostrato segnali di rallentamento, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina. Il 2 aprile scorso l’ amministrazione Trump ha introdotto nuovi dazi, commisurati al saldo commerciale nei confronti degli Stati Uniti, su buona parte delle importazioni. Questa misura ha causato ulteriore precarietà e nell’ immediato un brusco calo dei mercati finanziari che, nonostante una parziale sospensione dei dazi, restano tuttora volatili, con prospettive indebolite per la crescita mondiale. L’ OCSE, già prima di aprile, stimava la crescita in calo rispetto alle previsioni precedenti. Ma gli effetti diretti ed indiretti della nuova politica commerciale degli USA sono ancora difficili da prevedere.
L’ ECONOMIA GLOBALE Il 2025 si apre dunque con un’ economia globale in fase di rallentamento. Secondo l’ OCSE, per l’ anno in corso la crescita mondiale si attesterà intorno al 3,1 %, di poco inferiore al 3,2 % del 2024 e con una revisione negativa(-0,2) rispetto alle previsioni dello scorso dicembre. Il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha innescato una nuova ondata di protezionismo. Sono stati introdotti dazi del 10 % sulla maggior parte delle importazioni, con tariffe specifiche del 25 % su acciaio, alluminio e veicoli stranieri, e gravami aggiuntivi sui prodotti cinesi, portando l’ aliquota fino al 145 %. Queste misure hanno causato turbolenze nei mercati finanziari globali con un crollo delle Borse, deprezzamento del dollaro e aumento dei rendimenti obbligazionari. Anche il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita, evidenziando il rischio di una recessione negli Stati Uniti e impatti negativi anche per Europa e Cina. Nel dettaglio, la crescita statunitense rallenta( prevista al 2,2 %), mentre in Cina si mantiene intorno al 5 %. Il commercio mondiale, per effetto delle
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