PARTS Sett 2026 | страница 126

M anagement

tività, crescita e aumento della ricchezza nazionale. La produttività non è solamente un indicatore economico, è la misura della capacità di un’ economia di trasformare know-how, investimenti e lavoro in ricchezza da distribuire. Non è un caso che il Paese con una delle produttività tra le più stagnanti d’ Europa sia anche quello in cui i salari reali sono rimasti sostanzialmente fermi da oltre trent’ anni. È un tema scomodo ma fondamentale e soprattutto non più rinviabile: richiede fermezza politica, grande coraggio imprenditoriale e grandi investimenti perché mette in discussione svariati interessi e stratificazioni culturali molto radicati nel paese.
AGIRE DENTRO LA CRISI
Non è facile disegnare un percorso strategico in un mercato in costante e progressiva contrazione non tanto nei volumi di vendita che hanno già subito una flessione strutturale ma in quella della capacità produttiva necessaria. Ogni auto elettrica venduta anche se Made in Europe perde infatti il 50 % del suo valore aggiunto dato che batterie, motori elettrici e componenti digitali sono ormai irrimediabilmente prodotti in Cina. Questa non è una questione transitoria. È illusorio pensare di poter ricostruire in tempi brevi filiere industriali e competenze tecnologiche che l’ Europa ha progressivamente ceduto. Se, come ritengo probabile, la produzione tenderà a seguire il maggiore valore aggiunto, allora l’ Europa rischia di perdere, nel medio periodo, una quota crescente della propria produzione automobilistica, proporzionale all’ aumento delle vendite di veicoli elettrici sul continente. La perdita di massa critica sta già colpendo i costruttori e, soprattutto, l’ intera filiera della componentistica. La risposta delle imprese deve essere immediata: riduzione dei costi, concentrazione della produzione in un numero sempre più limitato di impianti, selezione degli investimenti e progressiva eliminazione di tutto ciò che non contribuisce direttamente al riequilibrio economico nel breve periodo. In uno scenario in cui il legislatore europeo non sembra avere intenzione di cambiare rotta nonostante appaia chiarissima la sua natura distruttiva e fallimentare, il nuovo paradigma gestionale dell’ a- zienda deve essere imperniato su pochi principi non negoziabili:
• dare priorità massima all’ efficienza operativa
• contenimento accelerato dei costi fissi
• priorità al free cash flow
• ritorni rapidi sul capitale investito
• disciplina rigorosa sugli investimenti e sugli stock di magazzino
• semplificazione massima della catena di governance
Sul fronte strategico invece:
• rafforzare la presenza internazionale, riducendo la dipendenza da un solo mercato o da un solo costruttore prestando estrema prudenza nello stipulare alleanze con operatori cinesi per non precludersi l’ accesso ai mercati occidentali a partire dagli USA
• ricercare alleanze industriali e tecnologiche, anche con operatori extraeuropei, purché coerenti con gli interessi strategici dell’ impresa
• concentrare gli investimenti nei segmenti destinati a mantenere valore aggiunto, come aftermarket e tecnologie proprietarie
• preservare e rafforzare le competenze distintive, evitando che i tagli compromettano le capacità di innovazione future
• allocare il capitale con estrema selettività, privilegiando i progetti capaci di generare ritorni rapidi e difendibili
• accelerare la digitalizzazione e l’ utilizzo massimo dell’ intelligenza artificiale.
Nei prossimi anni molte imprese saranno costrette a ridurre costi, capacità produttiva e investimenti. Ma una riduzione indiscriminata rischia di compromettere proprio gli asset che renderanno possibile il suo riposizionamento. La sfida del management non sarà semplicemente tagliare, ma distinguere con lucidità ciò che rappresenta un costo da ciò che costituisce il vero capitale industriale dell’ impresa. Per molti anni il management europeo ha gestito aziende in un contesto di crescita, stabilità geopolitica e abbondanza di capitale. Quel mondo non esiste più. Nei prossimi anni non prevarranno necessariamente le imprese più grandi o quelle tecnologicamente più avanzate, ma quelle capaci di adattarsi più rapidamente a un contesto radicalmente diverso. La velocità decisionale, la disciplina finanziaria e la capacità di allocare correttamente il capitale torneranno a rappresentare il vero vantaggio competitivo. Le decisioni sbagliate del passato non sono più modificabili. Quelle dei prossimi cinque anni determineranno chi sarà protagonista della nuova industria europea e chi ne diventerà soltanto un ricordo.
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