Management
no a produrre vetture in competizione con i costruttori cinesi che sfornano auto sotto i 5.000 euro rimane un vero mistero. Quando la politica entra in campi non propri volendo disegnare non gli obiettivi ma i mezzi per raggiungerli, fa disastri e si espone al ridicolo. Andando avanti di questo passo, ancor prima del 2035 consegneremo le chiavi del mercato automobilistico europeo direttamente a Pechino e forse non si sbaglia a pensare che le vere intenzioni siano proprio quelle.
La riunione del 12 settembre
La situazione dei costruttori d’ auto e dei loro fornitori deve essere davvero problematica se hanno fatto il possibile per incontrare la von der Leyen a due giorni dal suo discorso in Parlamento; tutto sommato è previsto un“ tagliando” alla direttiva sull’ obbligo delle auto elettriche nel 2026 e quindi la richiesta significa che la situazione del settore sta rapidamente deteriorandosi. Non si sa bene cosa si siano detti costruttori, componentisti e la Commissione, perché la discussione si è tenuta a porte chiuse, ma il fatto che siano stati esclusi i 40 rappresentanti delle regioni che ospitano il sistema automotive europeo, mentre era invitata la lobby ambientalista di T & E, la dice di gran lunga dell’ approccio che l’ Unione sta tenendo sul tema. I territori regionali sono infatti coloro che, in caso di grandi chiusure di fabbriche( e quindi di migliaia di licenziamenti), dovranno gestire i gravi problemi sociali derivanti. Sta di fatto che trapela che si sia rimandato tutto al 2026 il che, a nostro modesto parere, avvalora la sensazione che si voglia gettare il problema sul tavolo di un possibile successore della Presidente della Commissione. Purtroppo, intanto il mondo va avanti e non aspetta certamente i tempi dilatati della politica europea. Credo che al di là delle frasi di circostanza tra gli imprenditori serpeggi un’ amara delusione, non che loro siano esenti da colpe: forse dovevano alzare la voce anni fa invece che applaudire regolamenti che decretavano la loro estinzione, ma è così purtroppo che i fatti sono avvenuti.
La Changan Lumin da 4.800 euro
L’ Italia
Il nostro Paese in questo momento, apparentemente e nonostante tutto, sembra navigare in acque più tranquille, ma che sono tali perché relative al caos politico generalizzato che regna tra Francia, Spagna, Regno Unito e Germania. La nostra bilancia commerciale è in forte attivo e significa che i nostri imprenditori tra mille difficoltà hanno imparato a gestire bene le proprie aziende. Certamente il clima economico e geopolitico, che è fortemente cambiato, impone un
adeguamento ai tempi che corrono, con l’ auspicato aiuto del Governo che deve da un lato mettere al riparo il nostro Paese dalle follie ideologiche dell’ Unione, dall’ altro favorire il lavoro delle imprese cercando di disturbare il guidatore il meno possibile. Se il mercato mondiale si restringerà, se il settore automotive ripiegherà necessariamente su volumi più bassi, bisogna non solo cercare nuovi contesti geografici e nuovi settori ma si deve rilanciare il mercato interno, oramai in forte stagnazione da anni: levare tasse e orpelli che gravano sui cittadini in maniera subdola e nascosta, favorire lo sviluppo di nuove tecnologie e investimenti come lo fece in buona misura l’ Industria 4.0 in tempi ben più felici. Ci sono troppe domande che attendono ancora una risposta, serve una classe dirigente capace di darle con urgenza, pragmatismo e saggezza.
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