PARTS Ottobre 2025 | Page 77

Management guida troppo astratte, nelle quali è prevalsa la certezza che da sola la tecnica avrebbe potuto gestire il destino di miliardi di persone. George Orwell nel suo celeberrimo ma poco compreso“ 1984” ci aveva già messo in guardia dai rischi dello sviluppo scientista e tecnocratico divenuto un fine e non più un mezzo, che non teneva conto dell’ aspirazione dei singoli individui; il tema non è giudicare la tecnica di per sé, che è sempre una fonte di sviluppo, ma la sua velocità di implementazione e soprattutto la sua indiscriminata applicazione, noncurante della preparazione culturale degli esseri umani che le sono soggetti. Le conseguenze saranno quindi una destabilizzazione generale dei sistemi precostituiti? Siamo forse alla vigilia di quelle epoche che quelli della nostra generazione hanno letto solo sui libri di storia? Come le sommosse del 1848 o quelle successive della seconda metà dell’ 800, allorquando le tensioni sociali dovute ai movimenti di masse forzatamente industrializzate si rivoltarono contro i regimi che sedevano sugli scranni del potere? La nostra speranza è che le catastrofi che si susseguirono dopo quegli eventi ci vengano risparmiate.
Ursula von der Leyen durante il discorso sullo stato dell’ Unione
Il discorso del tramonto
Il discorso sullo stato dell’ Unione del capo della Commissione Europea Ursula von der Leyen di fronte al Parlamento il 10 settembre è stato privo di quelle svolte che i tempi richiederebbero. È stato un susseguirsi di conferme di linee guida programmatiche, dettate dall’ e- sigenza di non volere ammettere i propri errori( quando essi sono più che evidenti) perché si basano su presupposti ideologici scritti in un’ epoca invecchiata molto velocemente, nella quale non si è mai voluto tenere conto della realtà dei numeri. L’ agenda Draghi, seppure oggi troppo blanda rispetto agli accadimenti mondiali in forte accelerazione, è stata totalmente ignorata non solo allo scopo di non rinnegare le proprie decisioni, ma per cercare di tenere in vita una maggioranza sempre più minoranza e in difficoltà in tutta Europa. È sembrato un discorso più che altro destinato a segnare un tramonto politico, quando purtroppo oggi l’ Unione Europea ha davanti a sé sfide immani.
Dal Green Deal al settore automotive
Se dovessimo scorrere tra i temi che ci stanno più a cuore su cui il discorso al Parlamento si è imperniato, sicuramente la conferma senza esitazioni del percorso del Green Deal ricoprirebbe il posto più importante. Non voglio qui dilungarmi sui dettagli dei costi che il Green Deal europeo sta affliggendo alla competitività delle nostre imprese, perché già più volte su questa rivista gli abbiamo dedicato molti spazi, ma riteniamo di dovere sottolineare che, nonostante eminenti economisti e rappresentanti del mondo imprenditoriale abbiano messo in guardia da un ambientalismo ideologico privo di una visione realistica delle cose, si è voluto ribadire un percorso molto temerario che metterà a dura prova la tenuta del sistema industriale europeo. Due punti però mi hanno particolarmente colpito nei passaggi a sostegno dell’ imposizione dell’ auto elettrica dal 2035: il primo riguarda il perseguire un disegno impossibile da realizzarsi di una filiera competitiva delle batterie Made in Europe, il secondo l’ idea di sviluppare piccole E. Car elettriche da produrre nel territorio dell’ Unione. Nel caso delle batterie appare evidente che non si è ancora preso atto dell’ impossibilità di costruire una catena di approvvigionamento delle materie prime in Europa e che invece il dominio cinese sulle batterie continuerà imperterrito a fare proseliti: i vari tentativi di fondare Gigafactory europee sono miseramente falliti( Britishvolt e Northvolt). Non si comprende bene perciò come l’ Unione, con solo 1,8 miliardi di sussidi, potrebbe risolvere un tema che ha creato decine di miliardi di perdite nei bilanci. Il tema della E. Car, e cioè secondo la Presidente della Commissione piccole vetture elettriche per uso cittadino, appare ancora più paradossale. Chi ci segue da tempo sa bene come le auto elettriche tendano alla propria commodizzazione dovuta alle loro caratteristiche, dove prevale l’ indifferenziazione di prodotto. Come sia concepibile in questo contesto che le Case auto europee riesca-
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