Parts in OFFICINA Set/Ott 2025 | Page 23

ATTUALITÀ mentre i Mild Hybrid si attesterebbero sotto il 30 %. Si tratterebbe di una classificazione più fedele all’ esperienza d’ uso quotidiana, ma oggi ancora non applicabile per mancanza di una procedura di rilevamento condivisa. Tuttavia, l’ integrazione futura di questi parametri nei cicli di prova standard permetterebbe una svolta significativa per la regolazione del settore.
È ANCHE UN PROBLEMA DI COMUNICAZIONE Alla complessità tecnica si somma quella comunicativa. La parola“ ibrido” viene spesso utilizzata nei messaggi pubblicitari e commerciali in modo indistinto, senza spiegare le differenze tra sistemi profondamente diversi tra loro. Questo alimenta aspettative non realistiche da parte del consumatore e rende difficoltoso il confronto tra modelli, pur simili per fascia di prezzo o prestazioni. Anche le statistiche ufficiali risentono della mancanza di omogeneità: centri studi, associazioni e istituzioni utilizzano criteri diversi, con il risultato di produrre numeri non sempre comparabili tra Paesi o periodi diversi. Una classificazione chiara migliorerebbe anche l’ efficacia della comunicazione da parte dei costruttori e della pubblicità, contribuendo a un mercato più trasparente e maturo.

Perché serve una classificazione standard

1. Per il consumatore: una classificazione chiara aiuta a confrontare modelli differenti e a fare scelte consapevoli. 2. Per il legislatore: serve per indirizzare incentivi, regole di circolazione e standard di omologazione. 3. Per il mercato: una definizione univoca rende i dati confrontabili tra Paesi, agevolando strategie commerciali e industriali. 4. Per la transizione ecologica: una visione trasparente delle tecnologie aiuta a valorizzare le soluzioni più efficaci nella riduzione delle emissioni.
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UN’ EVOLUZIONE LUNGA OLTRE UN SECOLO La storia dell’ auto ibrida ha radici antiche. Già nel 1900 Ferdinand Porsche progettava la Semper Vivus, un veicolo con trazione elettrica e generatore termico. Ma la vera svolta è arrivata nel 1997 con la Toyota Prius, seguita dalla Honda Insight. Da allora l’ ibrido ha vissuto una crescita costante, con l’ introduzione di nuove soluzioni come quelle elencate.
La tecnologia si è estesa anche alle vetture sportive, premium e a elevata autonomia elettrica. Negli ultimi anni, la diffusione delle batterie agli ioni di litio e l’ aumento della capacità energetica hanno spinto i limiti dell’ ibrido sempre più vicino a quelli dell’ elettrico puro. Alcuni modelli PHEV raggiungono ormai percorrenze superiori ai 100 chilometri in elettrico, con velocità e potenza comparabili alle full electric. In parallelo, i costruttori cinesi stanno portando sul mercato europeo tecnologie ibride particolarmente sofisticate, capaci di alzare ulteriormente l’ asticella delle prestazioni e dell’ efficienza. Tutto questo contribuisce ad aumentare la complessità del mercato e rende ancora più urgente una classificazione univoca.