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Europa e automotive: volumi stagnanti, competizione cinese, normative per la transizione inadeguate, profitti in forte calo …( Duse, AlixPartners)
nell’ automotive, delle sue eccellenze industriali e della sua creatività riconosciute a livello globale. Ma all’ Italia è oggi chiesto uno sforzo in più, per affrontare sfide che richiedono sforzi decisamente maggiori e risposte accelerate.
Lo scenario globale dell’ automotive
Dario Duse, Managing Director Country Head Italy and EMEA Leader Automotive and Industrials della società di consulenza globale AlixPartners ha quindi inquadrato lo scenario macroeconomico presentando i dati del“ Global Automotive Outlook”, che conclama l’ industria automotive come quella con il più alto indice di disruption. Duse ha spiegato come le vendite globali di siano attese in crescita del 2 % medio annuo fino al 2030, spinte principalmente dal mercato cinese. Ma in Europa, il 2025 segnerà una contrazione del 2 % sul 2024 e seguirà una fase di sostanziale stagnazione(+ 1 % annuo fino al 2030). I costruttori cinesi continueranno a guadagnare quota, con un incremento di circa 0,8 milioni di veicoli entro il 2030. Duse ha sottolineato come l’ Europa in particolare si trovi in una condizione caratterizzata da volumi sostanzialmente stagnanti, la competizione di players cinesi, una regolamentazione sulla transizione energetica imposta da una normativa che non valuta né la tecnologia né le scelte dei guidatori, profitti in forte calo(-61 % negli ultimi due anni per gli Europei) e un livello di indebitamento superiore al trilione di dollari. L’ elettrificazione non progredisce al ritmo atteso e la quota dei veicoli elettrici( NEV, inclusi i range extender REEV) potrebbe raggiungere il 48 % nel 2030. I REEV emergono come soluzione idonea per superare i limiti del BEV( autonomia e obbligatorietà della ricarica in primis), sia per ridurre le emissioni, grazie a powertrains a combustione ottimizzati per la generazione di energia elettrica. In Europa( Russia inclusa), ha spiegato
Duse, la produzione oggi si attesta intorno al 76 % dei livelli del 2017 e fino al 2030 è prevista una crescita moderata, sostenuta in parte dalla localizzazione dei marchi cinesi. Quanto al mercato cinese interno, questo continua a crescere consolidandosi come“ self-served” e la quota dei produttori locali salirà al 76 % entro il 2030. La leadership nell’ elettrificazione resta alla Cina, così come quella nell’ innovazione tecnologica a bordo, negli ADAS e nelle funzionalità connesse. Ma anche la Cina, ha segnalato Duse, divenuta un mercato servito da costruttori cinesi, deve affrontare alcune criticità, come la sovracapacità di circa 30 milioni di veicoli difficilmente assorbibili da un mercato in crescita moderata e molto competitivo, con prezzi in discesa e sempre maggiori contenuti richiesti a pari prezzo. Nei prossimi anni, quindi, si verificherà un forte consolidamento: degli attuali 130 costruttori, ne resteranno solo una quindicina, secondo un processo necessario e spinto dal governo. Sul fronte economico-finanziario, Duse ha spiegato che la redditività degli OEM europei ha subito le perdite maggiori e quella dei costruttori statunitensi ha toccato i minimi, mentre i player cinesi hanno registrato un miglioramento. Le aziende occidentali sono chiamate quindi
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