Raggiungesti l'operatore radio che aveva quasi terminato di scavare, era tutto
sudato e smoccolava come un turco, imprecando santi, madonne, e vari altri beati e
non, tutti di un'anonima famiglia sino alla ventesima generazione. Appena ti vide,
però fece silenzio. Entrasti in buca, prendesti la pala, iniziando a dargli una mano per
allargare la buca . Sudato, assetato, accaldato, trafitto da molti pinzi di zanzare
commentasti -questo caldo umido, gli insetti, fango… é proprio un posto di merda!
questo!- non fà una piega, signore-disse l'operatore radio. Bevesti un pò d'acqua,
poi la offristi all'operatore radio. Il quale non disse niente, ma sembrò aver
apprezzato il fatto che una parte della buca l'avevi scavata pure te. Non lo disse,
certo!, eri il tenente, ma l'apprezzò!. Lo capisti perché accettò la borraccia, bevve un
piccolo sorso d'acqua, poi ti porse la borraccia assieme ad un paio di pastiglie per la
potabilizzazione. Diceva che era sempre meglio tenerne qualcuna nel taschino,
proprio come i profilattici quando si andava in licenza a Saigon, perché profilattici e
pastiglie potabilizzatrici erano indispensabili tanto quanto le ammos.
Il sarge dalla buca vicina si aggiunse alla conversazione surreale. Era affabile e
simpatico, raccontò una barzelletta sconcia e divertentissima. Poi disse che dopo un
pò a stare sul fronte, molti passavano dall'ilarità ad un viso scuro ed impenetrabile
quasi sofferente, così in un baleno. Non ci avrei dovuto badare troppo. Il sarge disse
che se la gente era chiusa e schiva era colpa della guerra. Insomma se il plotone mi
fosse parso poco socievole era perché le reclute duravano poco. Le reclute duravano
sempre troppo poco. Ed anche se te eri il tenente, eri parificato ad una recluta o
poco più, quindi il sarge scurì in volto e chiuse la discussione dicendo che quando
qualcuno muore, se non li conosci é più facile compilare le lettere ed i sacchi neri da
spedire a casa. L'allusione al macello del primo pomeriggio, quando il terzo ed il
secondo plotone sotto i colpi di mortaio erano finiti maciullati nell'imboscata, era
evidente. Buttasti le gallette nel sacco, non ti andava più la cena.
-Santa merda!- forse era il caso di dare un'occhiata all'M16, anche se avevi sparato
si e no un solo fottuto caricatore, in tutto il pomeriggio.
-maledizione!- un ci si capiva 'na sega di nulla in questo manuale di merda!, fumetti
o non fumetti, olio lubrificante, molle, mollettine, cangilli, viti, sturini, aghi,
percussori... Stendesti la fottuta coperta nella buca e non facesti nemmeno in tempo
a finire di smontare il fucile che calò la sera. L'operatore radio rintanato in buca
aveva le cuffie, sembrava si fosse fatto piccolo piccolo, ti guardava con uno sguardo
preoccupato. Era calata la sera, non potevi accendere lo zippo, ne la pila per vedere i
pezzi del tuo M16. Rimontasti al buio a tentoni il fucile, così come avevi imparato al
corso. Anche se in cuor tuo sperasti di non esserti perso qualche fottutissima molla.
Tirasti un colpo a vuoto nel buio per vedere se l'M16 funzionava, ma scopristi che il
fucile s'era inceppato!. -Porca troia!-commentasti sbiancando…
-É difettoso, signore!-commentò amaro l'operatore radio.
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