Operation Flashpoint - Climate Fiction 2010 | Page 120

12. The Convoy (parte 1) Era buio, ormai il sole era tramontato, ero stanco, assetato, dolorante, affamato, ma allo stesso tempo avevo un senso di nausea allo stomaco. Non sapevo se dovevo vomitare o mangiare qualche galletta. Il naso rotto era dolorante ma aveva smesso di sanguinare. Impolverato dalla testa ai piedi, sporco di polvere da sparo, fuliggine, sangue raggrumato sul bordo della mimetica. La consolazione di una doccia calda che m’aspettava tra un’ora mi confortò. Ero contento di essere sopravvissuto ma allo stesso tempo mi sentivo anche colpevole di essere ancora lì. Qualcuno incominciò a canticchiare con voce rauca, intervallata da qualche colpo di tosse per via della fuliggine e del denso fumo nero che c’era, la canzone-Shouting on the Hill of GloryIo mi voltai ad ascoltare, anche altri si aggiunsero al coro, devo dire che mai pezzo musicale fu più azzeccato, date le dannate circostanze. La motovedetta della marina stava per avvicinarsi, si sentiva il rumore del motore diesel che gorgogliava mentre rallentava nell’attracco. Io continuavo a chiedere a me stesso se gli ordini che avevo dato o quelli che non avevo potuto dare, erano stati giusti o sbagliati?! Quanti dei miei erano morti per i miei errori? E che cosa sarebbe successo se avessi potuto fare altre scelte?. L’infermiere vicino a me, cambiava la fasciatura al mio braccio e mi disse-E’ questo il fardello del comando!-. Sorrisi ma non dissi niente, a questa idea non c’avevo mai pensato!. Mi voltai a guardare i roghi e presi a canticchiare anche io, più che un rito stava diventando una preghiera di perdono o forse un lamento di chi era sopravvissuto! Era notte a Lamentin e la città osservata dalla scogliera sembrava proprio un tizzone d’inferno, grossi roghi sparsi, incendi ancora accesi ovunque, alimentati dai residui di 120