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IL FRESCO PASSERÀ DALLA FINESTRA
Marco Toppan
Le ondate di calore stanno trasformando il comfort abitativo in una questione strutturale. Tra salute, energia e qualità degli spazi, il raffrescamento diventa centrale. E apre una nuova fase per il mondo del serramento
La struttura abitativa europea risulta essere un enorme paradosso. Da un lato sta vivendo estati sempre più torride e simili a quelle di Paesi abituati da decenni a temperature estreme, mentre dall’ altro continua ad avere un patrimonio abitativo di case pensate, progettate e costruite come se il vero nemico fosse solo l’ inverno con i suoi climi rigidi. Il risultato lo abbiamo visto con crudezza nell’ estate 2026 quando ci siamo dovuti abituare a città roventi, notti tropicali, scuole chiuse, trasporti in difficoltà, anziani fragili, appartamenti che non riescono più a raffrescarsi nemmeno dopo il tramonto, senza l’ ausilio di impianti di climatizzazione. A fine giugno, durante una delle ondate di calore più intense degli ultimi anni, in Italia sono state diramate allerte rosse in diverse città e sono stati registrati record di temperature notturne anche in località notoriamente fresche, come Bolzano. Il dato più impressionante, però, non riguarda solo i termometri perché durante il recente giugno molti Paesi europei hanno registrato altissimi tassi di decessi durante l’ ondata di calore, soprattutto nella fascia che raccoglie le persone sopra i 65 anni. Questi sono segnali evidenti che il caldo non è più da considerare un fastidio stagionale, ma deve essere gestito come un problema strutturale di salute pubblica, infrastrutture e abitabilità. Dentro questo scenario c’ è una enorme contraddizione perché l’ Europa continua a crescere nei picchi delle temperature estive, ma non è ancora un continente climatizzato. Secondo il World Resources Institute solo circa il 20 % degli edifici europei dispone di aria condizionata ed è una percentuale molto bassa, soprattutto se confrontata con Paesi come Stati Uniti o Giappone. Questo dato ci racconta soprattutto un fatto culturale perché per molti anni il condizionatore è stato considerato una comodità estiva, quasi un lusso e talvolta persino una debolezza progettuale. Ora siamo al punto in cui rischia di diventare un’ assoluta necessità, soprattutto in certe zone d’ Italia, ma il rischio è che inserirlo ovunque, in fretta e senza strategia, significhi spostare il problema dall’ edificio alla rete elettrica.
LA NUOVA FRONTIERA DEL RAFFRESCAMENTO Ed è in questo contesto che è nata una novità, con una prospettiva molto interessante per il mondo dei serramenti. Si tratta del raffrescamento allo stato solido, e ovviamente non parliamo dei blocchi di ghiaccio del secolo scorso, ma di una famiglia di tecnologie che promette di produrre freddo senza i tradizionali gas refrigeranti. Non ci saranno soltanto compressori, tubazioni e fluidi con elevato impatto climatico, ma materiali elastocalorici, magnetocalorici, barocalorici o termoelettrici capaci di generare ottimi livelli di raffrescamento attraverso variazioni meccaniche, magnetiche, di pressione o elettriche. Secondo Rocky Mountain Institute( RMI), il raffrescamento allo stato solido potrebbe migliorare l’ efficienza, ridurre le emissioni e i costi energetici, ed eliminare soprattutto la dipendenza dai refrigeranti più problematici. In Europa il tema non è rimasto teorico perché, purtroppo, è poco conosciuto, ma c’ è un progetto chiamato SMACool, finanziato dallo European Innovation Council, che punta a sviluppare un dispositivo di climatizzazione per il mercato residenziale, basato su tecnologia elastocalorica, usando leghe a memoria di forma come refrigeranti solidi. L’ obiettivo
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