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RESISTENZA ALL’ EFFRAZIONE
William Bisacchi
La sicurezza deve essere considerata come un sistema, non come un prodotto: un insieme coordinato che integra prestazioni, posa e contesto d’ uso. Solo così si ottengono risultati efficaci nel tempo, in equilibrio tra rischio, budget e comportamento dell’ utente
La protezione contro i tentativi di effrazione rappresenta oggi uno dei temi più sensibili sia nelle nuove costruzioni sia negli interventi di sostituzione degli infissi. Non si tratta di una semplice scelta di prodotto, ma di un processo progettuale che integra analisi del rischio, comportamento dell’ utente, configurazione dell’ edificio e qualità della posa, con l’ obiettivo di costruire un sistema coerente. Si parte dalla definizione delle reali esigenze del cliente per arrivare a una distribuzione equilibrata del livello di protezione su tutti gli elementi dell’ involucro, fino all’ integrazione, quando necessario, di sistemi di sicurezza attiva. In questo contesto, il serramentista assume un ruolo centrale come consulente tecnico, guidando scelte consapevoli e coerenti. L’ obiettivo non è massimizzare la classe antieffrazione, ma trovare il giusto equilibrio tra rischio, contesto, utilizzo dell’ abitazione e budget, da cui dipende l’ efficacia reale del sistema.
Esempio di infissi RC2
SICUREZZA ATTIVA E PASSIVA: UNA DISTINZIONE NECESSARIA Quando si affronta il tema della sicurezza è fondamentale distinguere tra sicurezza attiva e passiva. La sicurezza attiva comprende tutti quei sistemi che intervengono a seguito di un evento: impianti di allarme, videosorveglianza, vigilanza. La loro funzione è segnalare o reagire a un’ intrusione. La sicurezza passiva, invece, è costituita dagli elementi fisici dell’ edificio che oppongono resistenza all’ effrazione: infissi, oscuranti, vetri, porte blindate. Questa resistenza è normata e classificata secondo la UNI EN 1627, che definisce le classi
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