NUOVA FINESTRA Gennaio 2025 | Seite 96

Chi è chi
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di effetti prospettici artificiali e abbiamo creato effetti luminosi ( naturali e artificiali ), sempre però legati alla struttura stessa dell ’ edificio , in modo che tutte le opere siano integrate per il piacere dell ’ occhio del fruitore , ma che ciascuna sia anche protagonista ». Da questa ricerca la realizzazione di molti manufatti della casa , spesso pezzi unici o prototipi , come alcune lampade o il corrimano in acciaio della scala centrale .
BIANCO IMMERSO NELLA LUCE L ’ edificio si contraddistingue , rispetto all ’ intorno costruito , anche per l ’ unità cromatica della cortina muraria , della pavimentazione e della scalinata interamente rivestita da piastrelle in klinker . Già dal giardino ma soprattutto dall ’ a- trio d ’ ingresso è evidente la ricchezza della collezione Remo Brindisi con il grande murale “ Cavallo ” di Lucio Fontana sull ’ intera parete di sinistra , e la scultura in cemento “ Donna al sole ” di Arturo Martini posta sul bordo di una vasca erbario sul lato destro . Da qui in poi , ovvero in tutti gli ambienti della casa , si susseguono le opere . Ma è il grande cilindro centrale ( 12x12 m ) a rappresentare l ’ elemento di collegamento e smistamento ai diversi piani che in percorsi circolari ospitano le “ Quadrerie ” e danno accesso ai vari ambienti , e nello stesso tempo il fulcro dell ’ integrazione fra architettura e arte e
Chi è chi
Nel 1959 Nanda Vigo torna a Milano dopo una formazione in architettura tra Svizzera e America e inizia a collaborare con Lucio Fontana e con Gio Ponti . Con gli esponenti italiani del Gruppo Zero e con Piero Manzoni inizia un sodalizio artistico volto alla ricerca di un concetto ad ampio respiro dell ’ arte , che univa l ’ uso di materie tradizionali a nuovi elementi quali la luce o il movimento . Da qui abbraccia le sperimentazioni cineticopercettive e le declina con un linguaggio ibrido . L ’ uso della luce naturale e artificiale viene gestita con un forte valore sensoriale , attraverso l ’ utilizzo di tecnologie industriali e materiali come vetro stampato , specchi , neon , Perspex e alluminio . La luce perde dimensione e , come dal Manifesto cronotopico del 1964 , si adatta a qualsiasi configurazione fisica . A partire dal 1967 , costruisce gli Ambienti cronotopoci utilizzando moduli alternativi o complementari . Pur essendo simili ai Cronotopi , i Diaframmi ( 1968 ) sono costituiti da un telaio in ferro tubolare tamponato con vetri stampati . Elementi scultorei che delimitano zone di sospensione spazio-temporale e offrono cangianti esperienze sensoriali . È la sua un ’ opera libera da mode e tendenze , che si ispira a principi filosofici , alla sapienza artigianale italiana , ai valori primordiali ritrovati nei viaggi in Africa e in Oriente . A “ Nanda Vigo . Light Project ” del 2019 , Palazzo Reale a Milano , ha dedicato la prima retrospettiva antologica con circa ottanta opere - tra progetti , sculture e installazioni - che ne ha valorizzato l ’ influenza sulla scena artistica italiana ed europea degli ultimi cinquant ’ anni .
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