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senza scorte, ma solo con tempi di giacenza e quantità differenti a fasi diverse del prodotto.
LE LOGICHE DI GESTIONE DELLE SCORTE Migliorare la gestione del magazzino può richiedere impegno su più fronti, ma il primo argomento da trattare riguarda le logiche di scorta. Uno degli errori più frequenti, infatti, è quello di trattare tutti i materiali e i prodotti allo stesso modo, senza porsi troppe domande sul perché si scelgono determinati livelli di giacenza, per quanto sia chiaro che non tutte le scorte abbiano lo stesso impatto economico e operativo. Il tema è davvero ampio, ma è possibile fare alcuni esempi con il solo scopo di favorire una maggior riflessione sulle proprie scelte strategiche. Una prima necessità, soddisfatta proprio dalla gestione delle scorte, è quella di disaccoppiare differenti fasi del processo produttivo; quindi, di far sì che diverse attività tra loro correlate, in realtà non siano strettamente interdipendenti nel loro proseguire. Un costo variabile delle materie prime o una loro complessa reperibilità, per esempio, potrebbero richiedere di pianificare gli acquisti prendendo in considerazione, più di altri fattori, il costo e la disponibilità del materiale nel tempo. In questo modo, si privilegiano le politiche di approvvigionamento, svincolandosi dalle mere esigenze produttive e, di conseguenza, anche dalla domanda finale. Ciò assicura un’ ottimizzazione dei costi di acquisto e una continuità produttiva più certa. Nel caso dei semilavorati, invece, le scorte( o“ buffer”) possono essere utili per:
• ottimizzare le risorse in produzione,
• disaccoppiare le fasi del processo produttivo, che non sempre si muovono a ugual ritmo,
• ridurre i tempi totali del processo( lead time operativo). Le scorte di prodotti finiti, infine, dipendono molto anche dal tipo di prodotto e dalla logica di vendita. Se si vende esclusivamente su ordine, tendenzialmente si annulla il magazzino dei prodotti finiti; se si vende un prodotto standardizzato, si tenderà a creare scorte. Se si fanno scorte, in questo caso si disaccoppia la produzione dalla domanda finale. In tutti questi casi, comunque, le scorte hanno una valenza funzionale e di ridurre le criticità connesse a differenti variabilità note. Anche in questo caso hanno il grosso vantaggio di ridurre, se non annullare, il Lead Time del prodotto, a patto che il cliente si disposto ad acquistare lo standard disponibile. Per non commettere errori, sottostimando o sovrastimando
le scorte, è fondamentale conoscere il mercato di riferimento. Ciò significa soffermarsi e valutare in modo analitico- abbandonando le pure percezioni“ di pancia”-:
• l’ andamento tipico della domanda,
• la presenza di eventuali picchi,
• le caratteristiche del proprio parco fornitori,
• fenomeni prevedibili come mode o stagionalità,
• le interferenze esterne, come ad esempio i bonus e le detrazioni fiscali per l’ edilizia.
Noti e valutati tutti questi elementi, sempre in equilibrio con i costi e il valore del capitale immobilizzato, è possibile definire quando e quanto ordinare o produrre, per ottenere i livelli di giacenza desiderati con elevati standard di servizio. Più il flusso produttivo è veloce, maggiore è il tasso di servizio e, di conseguenza, migliora anche il flusso finanziario, favorendo liquidità e rendimento economico. A questo punto la principale distinzione riguarda la gestione a fabbisogno o a scorta. Nel primo caso il momento e le quantità che si ordinano derivano dal fabbisogno del processo a valle( processo produttivo, assemblaggio o vendita che sia), nel secondo nel mantenere stabili determinati livelli di scorta. La gestione a scorta funziona meglio quando la domanda tende a essere stabile e uniforme nel tempo. Per la gestione delle
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