INTERNO 1-2016 08/01/16 10.39 Pagina 53
COSTUME & SOCIETÀ
I
TEMPI DEL JOBS ACT
di Nicola Bartolini Carrassi
mezzo’, a cavallo tra analogico e digitale. Tu usi nuovi
media digitali per emozionare e intrigare i tuoi lettori,
porti i giovani alla versione cartacea, o l’Italia che invecchia a digitalizzare la propria fruizione?
I lettori sono pigri e, se s’informano sul sito anziché sul giornale, sono ugualmente
contento. Siamo abituati ad avere tutto e ad
averlo subito: non c’è
tempo per le lunghe attese, figuriamoci per
l’uscita di un numero in
edicola. Ma la carta è la
carta e, soprattutto in
Italia, gode di quello che
il web fa ancora fatica a
conquistare: l’autorevolezza.
La tua esperienza da
blogger è stata premiata ed è premiata da
un notevole seguito.
Allo stesso tempo intervisti personaggi che
finiscono in copertina
su Vanity Fair…
Odore della carta o tastiera touch?
Entrambe. “Du gust is
megl che one”.
Sei giovane, come recenti sono le nuove
leggi sull’impiego e
sull’età pensionabile.
Che cosa ne pensi?
Penso che non ci sia
tempo da perdere, che i
giovani debbano uscire
il prima possibile dall’Università e fare la gavetta di cui hanno
bisogno. Ma penso anche che lo Stato dovrebbe rendersi
conto che passare di stage in stage è più frustrante che mon-
tare e smontare un tendone da circo: occorre una fissa dimora.
Cosa pensi del Jobs act e di ciò che sta accadendo nel
mondo del lavoro: evoluzione o involuzione?
Qualcosa si sta pian piano muovendo, ma occorrerà tempo
per vedere dei risultati veri e propri. D’accordo le tutele sui
contratti e sul licenziamento senza giusta causa, ma bisogna
prima arrivare a quello step. È su quello che dovrebbero concentrarsi: la gavetta presso un’azienda, spesso non retribuita,
non è sempre ripagata con l’assunzione, purtroppo.
Il tuo primo giorno a scuola, il tuo primo articolo pubblicato, il giorno della laurea, il tuo primo servizio/intervista di copertina. Un aggettivo per ogni evento citato.
Traumatico. Trascendentale. Liberatorio. “Campioni del
mondo”.
Quali sono i tuoi attuali impegni?
Scrivo per Vanity Fair, sito e cartaceo, e Vogue.it, dove mi
occupo di beauty.
E per il futuro: a che cosa miri, chi e cosa sarà e farà Mario
Manca tra vent’anni?
Fra vent’anni spero di continuare a fare un lavoro che mi
piaccia e mi faccia stare bene con me stesso. Non mi dispiacerebbe qualche incursione nell’editoria o in televisione.
Chissà.
Una cosa che nessuno sa di te.
Ogni tanto canticchio “What do you mean” di Justin Bieber
sotto la doccia.
Una cosa che tutti pensano di sapere di te, ma non è vera.
Non mi piacciono i macarons. Lapidatemi pure.
Qualcuno che vorresti intervistare, ma per ora ti è ‘sfuggito’.
Se dico Madonna miro troppo in alto? Allora rispondo Fedez:
non mi è ancora capitato, ma m’incuriosisce perché non ho
mai intervistato un ragazzo della mia età.
(III continua)
*Su www.nuovafinanza.com l’intervista completa, con ancora
più domande, approfondimenti, notizie esclusive, file multimediali e molto altro.
Potete leggere Mario Manca su Vanity Fair, VanityFair.it e
Vogue.it
Nuova Finanza - gennaio, febbraio 2016 - Pag. 53