Nuova Finanza 1 | Page 33

INTERNO 1-2016 08/01/16 10.39 Pagina 31 8 remoto, i droni sono entrati nei sogni americani dopo la disfatta del Vietnam, costata agli Stati Uniti migliaia di vite umane. Come esercitare un controllo senza mandare a morire i propri uomini? Si poteva fare la guerra da lontano evitando vittime dall'una e dall'altra parte? Il drone pilotato da casa che sgancia bombe 'intelligenti' contro obiettivi militari, salvando persino la popolazione civile, sembrava la soluzione esemplare. E dopo l'attentato alle Twin Towers il nuovo warfare si è imposto anno dopo anno, anche se non tutti i risultati sono stati quelli sperati. E' bastato spesso uno stupido errore di comunicazione tra il drone e la base da cui viene telecomandato per seminare panico e morte tra i civili, oppure è successo di non conoscere bene il territorio che si è andati a colpire per sbagliare obiettivi che apparivano certi. La guerra, dunque, è reale, ma silenziosa, solo l'immagine su uno schermo. Si muore, e si muore davvero, ma senza che chi toglie la vita sia emotivamente coinvolto dall' orrore provocato. . Guglielmo Tamburrini, professore di Logica e Filosofia della Scienza all'Università Federico II di Napoli ha spiegato che il paradosso della guerra senza rischi è proprio il venir meno di questa unica giustificazione morale. E non sono pochi i detrattori di Obama, il presidente democratico degli Stati Uniti che ha amplificato l'uso dei droni fin dai primi giorni del suo insediamento alla Casa Bianca. L'accusa è di aver spinto in questo modo anche l'Islam moderato verso il terrorismo, perché l'uccisione di un congiunto avvenuta per mano di robot e non di uomini amplifica la mortificazione del nemico e perché i combattimenti frutto di specializzate tecnologie belliche e non di strategie umane possono provocare reazioni rabbiose. Ma la scienza ha fatto altri passi avanti e un nuovo esercito è pronto a partire, un esercito che non ha più bisogno nemmeno dell'informatico in Nuova Finanza - gennaio, febbraio 2016 - Pag. 31 giacca e cravatta, perchè è formato da robot programmati per fare tutto da soli, per decidere come, dove e quando uccidere, indipendentemente dagli esseri umani che li hanno costruiti. E' etico o no percorrere questa strada? Tamburrini ha evidenziato come la maggior parte della comunità scientifica, oggi, non ritenga giusto, in coscienza, proseguire una ricerca che porta nuovi pericoli. Ma come reagiranno i politici? E in che modo potranno essere trovate regole condivise? E' possibile un dialogo consapevole tra ricercatori, industriali, politici e cittadini? Come può la scienza rispondere alle esigenze di sicurezza degli Stati e dei loro abitanti? Si può costruire un'etica della scienza universalmente accettata? , ha detto Francesco Forti, docente di fisica del dipartimento pisano, nel corso della discussione. . E ancora una volta gli scienziati sono sui carboni ardenti.