I due si conobbero nel maggio del 1944 attraverso l’intermediazione del professore Agostino Faggiotto, precettore privato dei De Besi. Questo aveva notato Guido mentre s’intratteneva coi suoi coetanei nel centro di Selvazzano ed era rimasto colpito dalla sua figura robusta e dalla sua franchezza.
Conosciutolo, constatò che c’era in lui il medesimo sentimento che permeava Benedetto, ovvero il disgusto per la fascistizzazione della scuola, spogliata al tempo di ogni libertà.
Trascorsa l’estate, nei primi giorni di settembre 1944 Guido e Benedetto vennero destinati alla bassa estense ed in particolare alle Valli Mocenighe, ove trovarono ospitalità presso la casa colonica della famiglia Cattelan.
Lì vi rimasero due notti prima di essere trucidati all’alba del 6 settembre 1944.
La famiglia Cattelan conduceva in affitto una fattoria lungo il fiume Fratta, in località Grompa, con annessi 60 campi padovani.
I Cattelan non erano inquadrati nei compartimenti della Resistenza. Nessun Cattelan fu mai partigiano, né vi è alcun collegamento col movimento.
Si trovarono a spalleggiare la Resistenza in modo spontaneo, e forse inizialmente inconsapevole, in virtù della loro apertura verso il prossimo bisognoso.
Presso di loro, infatti, si recavano numerosi poveri del circondario perché una fetta di polenta ed una coperta c’erano sempre per tutti. Gli ospiti venivano fatti dormire nel fienile per motivi di spazi e d’intimità familiare, ed anche Guido e Benedetto vennero alloggiati là.
Si tenga pure conto che durante la guerra alla famiglia Cattelan mancava l’apporto di una figura maschile adulta. Solo Gelindo Cattelan, il più vecchio tra i fratelli (classe 1911), era presente in casa poiché padre di sei figli e perciò esentato dalla leva.
casa colonica cattelan