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sia da parte di chi possiede in loco una seconda abitazione, sia di chi si reca per turismo.

Basti pensare alla vicinanza del Terminillo e alle varie manifestazioni enogastronomiche per cui il territorio è noto.

Ma il Patto prevede anche finanziamenti per l’edilizia sanitaria - vista soprattutto l’inagibilita’ dell’ospedale di Amatrice - e l’assunzione di 80 medici precari e, cosa prioritaria, la messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici.

A quel documento ne è seguito un altro lo scorso mese. Sempre con gli stessi attori che nel frattempo hanno continuato a monitorare la zona e le varie operazioni di ricostruzione. Il protocollo dello scorso giugno entra più nello specifico, attraverso la definizione di precise regole per la ricostruzione pubblica, l’avvio delle gare e l’apertura dei bandi.

Un atto importante e dovuto che, però, ancora una volta evidenzia l’enorme difficoltà, tutta italica, di riuscire a dare risposte immediate alle emergenze. Perché bisogna attendere tre anni da un terremoto per aprire i bandi? A chi giova? Ai residenti sicuramente no. Ne’ all’economia locale. Il rischio più grave al momento è lo spopolamento.

Tempi così protratti hanno prodotto rassegnazione e insofferenza nella popolazione che in molti casi ha cercato soluzioni alternative che potessero garantire una qualche forma di ripresa più immediata.

Ne sono una conferma ad esempio le sole 168 richieste di contributo su 6.245 abitazioni gravemente danneggiate o l’unica domanda inoltrata per la ricostruzione di una stalla su 163 distrutte.

distruzione totale

amatrice the day after - foto internet

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La puntata di Radio Rai 3 di Tutta la città ne parla: