and painted by the master himself. Their number
included an illustrious and highly intelligent artist
who added that it seemed even then to have been
made by the hand of the great master; and that so
little did she believe that it had been restored by a
modern painter, that she herself would have been
proud to put her hand to it, and a year went by in
this way: and in the end Canova agreed to reveal its
painter as himself “ 17 .
ad altri che la cambiarono per opera antica; se non
che la correzione del disegno parea che vincesse
la scuola veneziana, a cui era la tavola attribuita.
Questo dipinto fu poi bellamente inciso da Pietro
Vitali sotto il nome di Venere transteverina” 16 .
Ma torniamo al testo del Tadini, dove, prima
di descrivere adesso in prosa quello che chiama “Il
ritratto di Giorgione”, ricorda, alla fine del testo
precedente, dedicato alla Venere con fauno del 1792
(Possagno, Casa Canova) (fig. 7) come lo scultore “a
gioco dipinge; e come produsse questa Venere per
togliere dall’inganno coloro i quali non sapevano
darsi a credere, che la sua compagna con ispecchio
in mano fosse opera di lui come il Ritratto di
Giorgione” che
Even though events are already clear in this early
and very valuable report by Tadini, in order to find
out more about the deception devised by Canova
to the detriment of Rome’s most illustrious painters
and the names of those so craftily hoodwinked, we
need to turn to two other authoritative sources
which give a more detailed account of the story,
allowing us to associate it beyond all doubt with
“Fu eseguito per intendere un imparziale
giudizio di loro. Se ne tacque a tale oggetto l’autore.
Consiste il quadro in una mezza figura, di naturale
grandezza, e quale da me si descrisse; colorita sopra
una tavola. Considerata questa da’ primi pittori in
Roma, sostennero essi sempre essere il ritratto di
Giorgione, e da se stesso dipinto: fra’ quali illustre
persona dell’arte, ed intelligentissima, aggiunse che
sembrava pur allora dalle mani uscito del grande
maestro; e che tanto era lungi da credere che fosse
da’ moderni restaurato, che ella stessa sarebbe
andata superba d’avervi posta la mano, scorse un
anno così: ed alla perfine accondiscese Canova a
palesarsene esecutore” 17 .
Anche se già da questa precoce e preziosa
testimonianza di Tadini i termini dell’episodio sono
chiari, per saperne di più sull’inganno ordito da
Canova a danno dei più eminenti pittori romani e
sui nomi dei beffati, bisogna rifarsi ad altre due fonti
autorevoli che riferiscono la vicenda con maggior
dovizia di particolari, consentendo di ricollegarla
con sicurezza a questo dipinto ritrovato. Lo scultore
dovette agire con un senso di sfida, forse ispirandosi alla
celebre beffa dell’affresco con Giove bacia Ganimede,
(fig. 8) un falso realizzato nel 1760 da Mengs ai
danni dell’amico Winckelmann il quale, caduto nel
tranello, lo scambiò e pubblicò come un’autentica
8. ANTON RAPHAEL MENGS, Giove bacia Ganimede,
1760 circa. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Palazzo
Barberini | ANTON RAPHAEL MENGS, Jupiter kissing
Ganymede, c. 1760. Rome, Galleria Nazionale d’Arte
Antica, Palazzo Barberini
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