Portrait of Giorgione”, he recalls at the end of the
previous text, dedicated to the Venus with a Faun
(fig. 7) of 1792 (Possagno, Casa Canova), how
the sculptor “paints for his amusement; and how
he produced this Venus to open the eyes of those
who refused to believe that its companion with a
mirror in her hand was by him, like the Portrait of
Giorgione” which
per la molta facilità d’esecuzione e il Canova, a cui
parve essere troppo agevole il processo tenuto in
quel dipinto sospettò, non forse avesse errato nel
modo, e andò pensando una via più difficile, dalla
quale poi (come egli stesso confessava negli ultimi
anni) dovette dipartirsi, per darsi al metodo più
semplice.
Ripresi adunque i pennelli dipinse una Venere
grande al vero in atto che riposa, e tenendo in mano
una spera, ove si specchia; e compiutola, lasciolla
obliata per più anni in un angolo dello studio,
finché e per la dipintura, che era alta di tinta, e per
la patina della polvere e degli anni prese aspetto
d’un quadro vecchio: allora il Canova mostrolla a
Stefano Tofanelli buon dipintore e al Rezzonico, e
“was painted in order to hear their impartial
judgment. The painter kept silent in connection
with that object. The painting consists of a half-figure,
life-size, and as I have described it; coloured on a
wooden panel. Rome’s foremost painters considered
it and argued that it was a portrait of Giorgione,
7. ANTONIO CANOVA, Venere con fauno, 1792. Possagno, Gipsoteca e Casa Canova. Per gentile concessione di Fondazione
Canova onlus - Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno | ANTONIO CANOVA, Venus with a Faun, 1792.
Possagno, Gipsoteca and Casa Canova
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