My first Publication CAMUCCINI GB - Magic Land-db_compressed | Page 15

per dipingere i paesaggi. Che alberi e che vedute si disegnano oggimai! Tutto vi è chiaro, ben definito, analizzato dal maestro, sicché lo spettatore non può far altro che seguirlo, compitando quanto questi vi ha letto. Io invece confonderei albero con albero, farei un groviglio di rami, getterei sprazzi di luce dove nessuno se l’aspetta: ecco quali paesaggi si dovrebbero dipingere» 16 . Quanto si diceva sopra naturalmente non esclude la presenza di edifici come nelle tavole 4, 12, 14, 26. E che tuttavia, anche nei casi più preponderanti, hanno un ruolo non primario nell’economia della composizione. Tra le altre, la tavola 4, dove Giovanni Battista sceglie di trascurare, come da consolidata tradizione, il poderoso vano lapideo di ingresso dell’emissario del lago di Albano preferendone invece lo sbocco in località Le Mole; tema che già Carlo Labruzzi aveva ripreso nell’autunno del 1789 su intuitiva richiesta di sir Richard Colt Hoare suo patron e compagno di viaggio da Roma a Napoli lungo la via Appia 17 . Certo con le naturali eccezioni quale la Porta Napoletana ad Ariccia (tav. 14) dove la solida mole di Palazzo Chigi sembra come lievitare su un rincorrersi di fonti di luce e di cromie con l’improvvisa centralità di quella femminile figurina elemento non primario in Camuccini. L’opera pittorica di Giovanni Battista palesa una cultura di singolare originalità e dai molteplici livelli maturati nel contesto familiare e in quello artistico romano dall’ultimo quarto del secolo XVIII fino alla citata “generazione del 14” di d’Azeglio. La sua è dunque una cultura pittorica internazionale, un amalgama rilucente di richiami, stimoli e suggestioni che trascendono la tradizione e guardano al futuro. Questo, a sua volta, postula un approccio critico complesso per le molte istanze da selezionare ma che pure offrono, nei limiti di questa ricerca, occasione di avanzare qualche sostenibile ipotesi di lavoro. E allora, allontanandosi da Bassi e dai nomi più ricorrenti, non sarà forse inopportuno andare al Museo di Stato Russo di San Pietroburgo e agli illuminanti dipinti di soggetto italiano e laziale di Sil’vestr Scedrin, Petr Basin o Michail Lebedev che avevano ricalcato e dipinto proprio i percorsi albani di Camuccini. E, ancora, ma non meno interessante, e nella sede ben più prossima del nostro Istituto Centrale per la Grafica, dedicare un pensoso ripasso alla mole di disegni, studi e acquerelli d’aprés nature del talentuoso pittore di Chantilly, ma con casa ad Albano, Nicholas-Didier Boguet, vero e proprio repertorio tematico-topografico di quel segmento di mondo che fu palestra a Giovanni Battista. Nel maturato convincimento che read. I, on the other hand, would confuse tree with tree, I would make a tangle of branches, I would cast shards of light where no one expects them: that is the kind of landscape that should be painted» 16 . All the above, of course, does not exclude the presence of buildings, as in plates 4, 12, 14 and 26, yet even where such buildings are massively present, they never play a primary role in the overall composition. Plate 4 is one of those in which Giovanni Battista chooses, in keeping with a consolidated tradition, to overlook the large stone construction where the emissary enters the Lago di Albano, preferring the outlet at Le Mole instead, a theme that Carlo Labruzzi had already addressed in the autumn of 1789 in compliance with an intuitive request from Sir Richard Colt Hoare, his patron and travelling companion from Rome to Naples along the Via Appia 17 . There are of course certain natural exceptions such as the Porta Napoletana at Ariccia (pl. 14), where the solid mass of the Palazzo Chigi almost appears to hover on sources of light and colour chasing each other, with the sudden central role played by the small female figure that is not a primary element in Camuccini’s art. Giovanni Battista’s painting displays a singular originality at many levels which developed in a family context and in Rome’s artistic circles between the last quarter of the 18th century and d’Azeglio’s “generation of ‘14”. Thus his is an international painterly culture, an amalgam glistening with echoes, stimuli and atmospherics that transcend tradition and look to the future. This, in turn, demands a complex critical approach on account of the many aspects requiring investigation, yet which offer us the opportunity to put forward a number of sustainable working hypotheses within the scope of this study. So, marking our distance from Bassi and other more usual names, it may not be inopportune to look to the State Russian Museum in St. Petersburg and the enlightening paintings on an Italian theme by Sil’vestr Scedrin, Petr Basin and Michail Lebedev, who trod the same path and painted the same Albano scenes as Camuccini; or, equally as interesting and in the far closer Istituto Centrale per la Grafica in Rome, to take a thoughtful look at the mass of drawings, studies and watercolours d’aprés nature by Nicholas- Didier Boguet, a talented painter who hailed from Chantilly but owned a home in Albano, producing a fully-fledged thematic- cum-topographical repertoire of that segment of the world that was Giovanni Battista’s training ground. This, in the firm belief 13