V IAGGIO SENZA FINE
Daniele Astrologo
contrassegnato da un’osservazione attenta della realtà e dalla cura per il lavoro ar-
tistico condotto con sentimento perché è sentito e pertanto riflette il carattere
dell’uomo, il suo credo. Impossibile accogliere una diversa professione di fede,
pena la messa in discussione del suo essere nel mondo. Una coerenza di tutto ri-
spetto che potrebbe essere giudicata dubbia di fronte a certe opere riconducibili
allo stesso periodo, ma di diversa fattura stilistica. Diversità che non deve trarre
in inganno perché quando si parla di coerenza la si intende comunque aperta alle
soluzioni espressive assunte ed elaborate nel corso della sua formazione.
Durante il soggiorno parigino (1906-1915) prende confidenza con l’espressioni-
smo cromatico di matrice fauve, con la pennellata impressionista condotta en plein air
e con il segno infantile di derivazione Naïf.
Al suo arrivo nella Ville Lumière sono an-
cora vivi maestri indiscussi del calibro
Edgar di Degas, Pierre Auguste Renoir,
Auguste Rodin, Henri Rousseau e Paul
Cézanne che muore proprio nel 1906. Tra
quelli della stessa generazione vanno ricor-
dati, tra i tanti, Georges Braque e Pablo Pi-
casso, che nel 1907 dà alla luce Les
Demoiselles d’Avignon. Parigi lo introduce
in un milieu culturale di respiro europeo,
mettendolo a confronto con le principali
correnti d’avanguardia, dal Simbolismo al-
l’Espressionismo fauve per giungere al
complesso snodo cubo-futurista. Non va
infine dimenticata l’arte dell’incisione, ap-
presa nei primissimi anni parigini e con-
dotta con successo per buona parte della
sua carriera pittorica 4 . L’occhio di Bucci è
rapido nel cogliere le scene della vita mo-
derna, la sua scrittura fluente afferra signi- Bucci e Orio Vergani, Milano 1944
Prima di procedere con l’analisi delle opere esposte è utile dare qualche in-
dicazione sull’entità del corpus artistico raccolto e sul metodo adottato in fase di
selezione e di lettura.
Gli acquarelli e i disegni fanno parte di due album incentrati sulla città di Roma
visitata in occasione di due brevi soggiorni: quello del ’33 avvenuto nel mese di marzo 1
e quello del ’38 in agosto 2 . La tecnica di esecuzione si caratterizza per l’uso della matita
copiativa su carta da disegno. Talvolta si registra la presenza di un tracciato steso con
la mina per assicurare l’impianto compositivo. Si tratta di una primissima fase di la-
voro cui segue quella pittorica, anche se non è detto che siano in stretta successione.
La presenza di appunti autografi atti ad indicare una determinata gamma cromatica
lascia intendere che la stesura del colore può avvenire in un secondo tempo.
La distanza che separa gli album - cinque anni - non segna un cambio di
rotta stilistico. Nel corso degli anni Trenta non si ha l’arrivo di una nuova stagione
pittorica, anche perché l’artista, ormai maturo, non è più soggetto ai mutamenti
linguistici tipici del giovane alla ricerca del proprio indirizzo artistico. All’età di
quarantasei e di cinquantuno anni, Anselmo Bucci ha pieno possesso dei mezzi
pittorici ed idee chiare sull’iter creativo percorso e ancora da percorrere. Basti pen-
sare alla sua dichiarazione di poetica del ’23, riportata nel catalogo della mostra
personale allestita presso la Galleria Pesaro di Milano:
Dalla fattura allegretta e rapida delle mie tele di anteguerra e di guerra, di
cui riespongo qualche saggio, alla elaborazione lenta e riflessa degli ultimi
lavori, apparirà evidente al visitatore, se vuol leggere le date, uno sforzo:
non verso il diverso, ma verso il più e il meglio […]. Nessuna conversione
dunque, come è stato detto, né il più piccolo ravvedimento, né una diversa
professione di fede dalla prima tela perpetrata a tredici anni, all’ultima di-
pinta a trentasei. Ma qualche maggior calma, vale a dire possibilità di me-
stiere; e spero d’arte. 3
Questa autopresentazione mette in chiaro il pensiero e l’arte di Bucci che
dalle prime prove di pittura agli ultimi lavori persegue lo stesso orizzonte di ricerca
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