Un punto di alta tensione formale si raggiunge nell’incontro di due lunghi manici
che, incrociandosi, sprigionano tutta l’energia contenuta nel corpo degli spalatori,
mossi all’interno da un intenso tratteggio blu.
prospettico a tutta prima invisibile, che si fa sentire nel graduale allontanamento
della scritta: in basso, nel primo piano, occupa tutta la base del foglio, per farsi
via via sempre più piccola man mano che si ripete verso l’alto. Allontanamento
prospettico reso esplicito dalla terza ripetizione, dove la «A» è parzialmente coperta
dall’altoforno che, non a caso, ha un volume, una profondità . Lo spazio di questo
manifesto si rivela così in tutta la sua elementare complessità: la prospettiva viene
in aiuto alla scritta che pur ripetendosi è sempre diversa e si mantiene dinamica
senza con questo indebolire la scena centrale, di forte resa grafica e di impatto vi-
sivo. Qui, dove si avverte la presenza dell’astrazione e lo spazio sembra appiattirsi,
si trova un uomo con una pinza in mano di fronte all’altoforno che incombe mi-
naccioso. Attorno a lui il profilato incandescente disegna una linea luminosa che
lo chiude, imprigionandolo. Il dramma viene calibrato dalla fermezza dell’im-
pianto estetico, senza incorrere in drammatizzazioni inutili.
Sul lato verso del foglio, si trova Acciaio (operai al lavoro). Bucci si lascia ancora
attrarre dalle possibilità linguistiche offerte dalla scritta «ACCIAIO» in nome di
un lettering ante litteram. Questa volta la ripetizione del titolo segue un percorso
narrativo che scorre lungo tutto il bordo del foglio senza soluzione di continuità.
Così facendo incornicia la scena dove alcuni uomini sono colti in piena azione.
Sono ombre anonime che si stagliano contro le fiamme, manichini dai movimenti
meccanici in un gioco di linee ripetute per dare ritmo e forza all’azione in corso.
Note
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3
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5
6
49
Per un’approfondita disamina del film Acciaio si consiglia la lettura di Claudio Camerini (a
cura di), Acciaio. Un film degli anni Trenta. Pagine inedite di una storia italiana, Nuova ERI
Edizioni RAI, Torino 1990.
Tra le opere di Walter Ruttmann (Francoforte sul Meno 1887 – Berlino 1941) vanno ricordate:
Opus I-IV (1919-1925); Ballata di notte, 1924 (Romanze in der nacht); Berlino, sinfonia di una
grande città del 1927 (Berlin, Symphonie einer Grosstadt), Mannesmann (1937); collabora al
montaggio di Olimpia (1938) di L. Riefenstahl e si dedica a documentari di propaganda Carro
armato tedesco, 1940 (Deutsche Panzer).
Nell’album Bucci fa riferimento esplicito alle affiches e indica le quantità e i formati: 6 fogli
2 x 2,10 e 4 fogli 2 x 1,40 (vedi p. 35 verso).
La Cines organizza il lancio pubblicitario tra fine di marzo e la metà di aprile del 1933.
Nell’album sono indicati indirizzi, numeri di telefono e nomi relativi alla Società Pittaluga di
Roma e di Milano (vedi p. 114).
La prima visione avviene a Trieste (cinema Nazionale) e a Bologna (cinema Savoia) il 30 marzo
1933.