My first Publication BUCCI | Page 51

Un punto di alta tensione formale si raggiunge nell’incontro di due lunghi manici che, incrociandosi, sprigionano tutta l’energia contenuta nel corpo degli spalatori, mossi all’interno da un intenso tratteggio blu. prospettico a tutta prima invisibile, che si fa sentire nel graduale allontanamento della scritta: in basso, nel primo piano, occupa tutta la base del foglio, per farsi via via sempre più piccola man mano che si ripete verso l’alto. Allontanamento prospettico reso esplicito dalla terza ripetizione, dove la «A» è parzialmente coperta dall’altoforno che, non a caso, ha un volume, una profondità . Lo spazio di questo manifesto si rivela così in tutta la sua elementare complessità: la prospettiva viene in aiuto alla scritta che pur ripetendosi è sempre diversa e si mantiene dinamica senza con questo indebolire la scena centrale, di forte resa grafica e di impatto vi- sivo. Qui, dove si avverte la presenza dell’astrazione e lo spazio sembra appiattirsi, si trova un uomo con una pinza in mano di fronte all’altoforno che incombe mi- naccioso. Attorno a lui il profilato incandescente disegna una linea luminosa che lo chiude, imprigionandolo. Il dramma viene calibrato dalla fermezza dell’im- pianto estetico, senza incorrere in drammatizzazioni inutili. Sul lato verso del foglio, si trova Acciaio (operai al lavoro). Bucci si lascia ancora attrarre dalle possibilità linguistiche offerte dalla scritta «ACCIAIO» in nome di un lettering ante litteram. Questa volta la ripetizione del titolo segue un percorso narrativo che scorre lungo tutto il bordo del foglio senza soluzione di continuità. Così facendo incornicia la scena dove alcuni uomini sono colti in piena azione. Sono ombre anonime che si stagliano contro le fiamme, manichini dai movimenti meccanici in un gioco di linee ripetute per dare ritmo e forza all’azione in corso. Note 1 2 3 4 5 6 49 Per un’approfondita disamina del film Acciaio si consiglia la lettura di Claudio Camerini (a cura di), Acciaio. Un film degli anni Trenta. Pagine inedite di una storia italiana, Nuova ERI Edizioni RAI, Torino 1990. Tra le opere di Walter Ruttmann (Francoforte sul Meno 1887 – Berlino 1941) vanno ricordate: Opus I-IV (1919-1925); Ballata di notte, 1924 (Romanze in der nacht); Berlino, sinfonia di una grande città del 1927 (Berlin, Symphonie einer Grosstadt), Mannesmann (1937); collabora al montaggio di Olimpia (1938) di L. Riefenstahl e si dedica a documentari di propaganda Carro armato tedesco, 1940 (Deutsche Panzer). Nell’album Bucci fa riferimento esplicito alle affiches e indica le quantità e i formati: 6 fogli 2 x 2,10 e 4 fogli 2 x 1,40 (vedi p. 35 verso). La Cines organizza il lancio pubblicitario tra fine di marzo e la metà di aprile del 1933. Nell’album sono indicati indirizzi, numeri di telefono e nomi relativi alla Società Pittaluga di Roma e di Milano (vedi p. 114). La prima visione avviene a Trieste (cinema Nazionale) e a Bologna (cinema Savoia) il 30 marzo 1933.