25. Pizzeria di Trevi, 20 agosto 1938
tecnica mista matita, acquarello
cm. 32 x 24,5
L’interno, il locale dove Bucci è stato e si è trattenuto per realizzare quest’opera,
costituisce il primo piano. Sedie, sgabelli e tavolini parzialmente apparecchiati
è quanto si sa del mobilio perché l’uscita si trova a pochi passi. L’osservatore
non può fare a meno di scorrere lo sguardo in questo interno, raggiungere la
soglia, costituita da una tendina di protezione dai raggi solari e dal calore, e af-
facciarsi allo slargo invisibile della piazza omonima. Il trapasso di questo confine
è il punto chiave per comprendere le dinamiche spaziali di tutta la rappresen-
tazione. Il passaggio dall’interno all’esterno, dal primo piano a quello successivo
designa anche un percorso simbolico: la pizzeria, luogo profano dove consu-
mare il pasto del giorno, è lo spazio abitato da Bucci e con lui condividiamo lo
stesso punto di vista. Una volta usciti dalla pizzeria, lasciamo alle nostre spalle
la realtà ordinaria per scoprire che non c’è ad attenderci il secondo piano, per-
ché la strada è pressoché invisibile. Si passa direttamente al terzo piano, quello
irraggiungibile, da non profanare, dato dal monumento ideato da Nicolò Salvi.
La Fontana di Trevi è infatti abitata da figure mitiche di cui si intravedono dei
cavallucci marini rampanti. Il sacro e il profano non si toccano. Con que-
st’opera Bucci non dà solo una singolare ed inedita visione di uno dei più ce-
lebri e visitati monumenti di Roma, ma offre anche un’interpretazione dello
stesso. Il fatto di non poterlo raggiungere né toccare, aumenta la sensazione di
essere di fronte ad un fenomeno straordinario qual è quello sublime dell’arte.
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