I - F ORO T RAIANO
Nel caso specifico di questo viaggio senza fine nella città eterna, il punto di partenza
è il Foro Traiano e per essere precisi la Colonna Traiana. La sua vertiginosa verticalità
buca la pianta urbana e segna in modo inequivocabile l’epicentro da cui si irradiano
le onde sismiche della creatività. Essa è il punto di partenza, l’ubi consistam di ogni
percorso per le vie di Roma, il centro ideale da tenere a mente per non perdere l’orien-
tamento. Non è un caso che entrambi gli album hanno inizio con l’indagine di que-
st’area, contrassegnata dalla presenza esplicita ed implicita della Colonna. La prima
che giunge tra le mani è quella intitolata Monumento a Vittorio Emanuele (cat. n. 1
recto) dove il pittore prende le misure per valutare le proporzioni dei vari edifici in re-
lazione agli spazi del Foro e della piazza. Non a caso l’opera successiva, eseguita sullo
stesso foglio sulla parte posteriore, mostra il Monumento nazionale a Vittorio Ema-
nuele II visto da Piazza Venezia. A destra si vede la parte terminale di Palazzo Venezia
che si bilancia col Vittoriano sulla sinistra. All’insegna dell’equilibrio simmetrico sono
anche i due edifici al centro macchiati di rosso, mentre di fronte dilaga la piazza con
i suoi azzurri e i suoi rosa. Il punto di vista d’elezione torna ad essere quello preso dal
Foro nelle due vedute interessate a ritrarre il colle del Campidoglio: la versione del
’33 (cat. n. 2), datata 13 marzo, affascina per il cielo attraversato da nubi verdastre.
La matita segna il passaggio del vento, la presenza d’un cielo mosso. Da un punto di
vista compositivo il quadro si risolve in tre momenti: in primo piano la zona di scavo,
sulla destra il blocco grigio del Monumento e al centro, in castano bruno, il Palazzo
Senatorio sormontato dalla torre della Patarina. Più d’ampio respiro è Veduta dal Foro
Traiano (cat. n. 5), con al centro della composizione la cupola di una chiesa. L’azzurro
mosso del cielo percosso da sciabolate grigie, la compattezza blu e viola dell’orizzonte
interrotto dall’erezione architettonica, la zona variopinta degli scavi… tutto è gioia
per gli occhi che hanno la sensazione di respirare la freschezza dell’incipiente primavera
grazie alle parti lasciate in bianco, perché la carta, se dipinta correttamente, sprigiona
luce. Non mancano opere dedicate alla Colonna Traiana, declinata sotto numerosi
punti di vista. L’opera del ’33 (cat. n. 3) sembra quasi assumere a pretesto la presenza
del monumento per dare vita ad una sinfonia di colori dai timbri espressivi e variegati:
gialli, rossi e blu, intervallati da grigi e verdi, variano, si mescolano per dare luogo ad
una partitura gioiosa memore dei fauves. Qui si riconosce la mano libera dell’artista
da Fossombrone in vena di giocare con i colori per puro piacere percettivo. Di tut-
t’altra fattura è la versione dedicata a San Pietro apostolo (cat. n. 6). I colori tenui
prossimi alla trasparenza favoriscono l’insorgere del segno che spiega e descrive la crisi
d’identità della statua soprastante. L’incertezza è nell’attribuzione tra la figura di San
Pietro e quella di San Paolo. Il giorno dopo, il 21 agosto, Bucci torna a visitare il Foro
Traiano e lo fa di notte come si avvince dall’opera Notturno Traiano (cat. n. 7). Qui
si cimenta in un suggestivo notturno ricco di impressioni visive. Della Colonna si
coglie solo la sagoma verticale, mentre del Monumento disegna la struttura d’insieme
con attenzione per la scalinata e il monumento equestre. Per il resto domina una sen-
sibilità pittorica giocata con tinte verdastre, blu, grigie ed ombre violacee per conferire
profondità alla notte. La colonna, pur dividendo la composizione in due parti, non
disturba l’atmosfera d’insieme. Pochi giorni dopo, il 24 agosto di pomeriggio, torna
nei pressi della Colonna per coglierne l’ombra (cat. n. 9). Il pretesto è offerto da una
carrozza con cavallo al traino (botticella) e da una vettura, entrambi in sosta lungo la
linea d’ombra per ripararsi dal sole. In realtà l’interesse per quest’opera è tutto nella
presenza-assenza della colonna che funge da stilo per segnalare l’ora del giorno. Un’ati-
pica meridiana solare per orientare nello spazio, più che nel tempo, chi dovesse trovarsi
a passare da quelle parti. Al di fuori del quadrante solare, ma ancora nei pressi del
Foro, è la veduta di una chiesa, probabilmente la Chiesa dei Santi Luca e Martina (cat.
n. 10). Poche tracce in rosso e in blu sono sufficienti per rappresentare la zona degli
scavi attraversata da dei visitatori, i profili delle architetture, chiesa compresa, e poco
in là i colli. Nell’insieme una resa equilibrata, anche se in certi tratti le linee sfuggono
alla comprensione iconografica e si diramano nel vuoto per mostrarsi per quello che
sono, dei grafici prossimi all’astrazione.
1. verso
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