My first Publication BUCCI | Page 12

di amici e conoscenti; zibaldone di notizie, riflessioni, appunti, estratti di letture o citazioni tratte da una conversazione. È un tutt’uno in apparenza caotico, in verità ordinato dalla tensione del viaggio in quel determinato luogo che lo assorbe e defi- nisce l’identità dell’album. Non a caso hanno tutti un titolo, in genere legato al nome di una città, di una regione, di una terra o di un fatto eclatante che va dalla Grande Guerra al Giro d’Italia. Le sue pagine possono accogliere brani di scrittura, studi preparatori, indicazioni stradali, vere e proprie composizioni pittoriche. Il formato dell’album, il piano orizzontale del foglio sollecitano tecniche di scrittura e di registrazione agili e corsive per fissare una prima idea, per catturare una fuggente impressione. Sono tecniche essenziali e rapide, adatte ad essere praticate en plein air e ultimate in un breve lasso di tempo. Un’arte esercitata in questi termini assume una sintassi visiva affine a certi criteri fotografici riscontrabili nei tempi di percezione acce- lerati, nel taglio compositivo sensibile al valore contingente dell’inquadratura. Consi derazioni corrette ma insufficienti per comprendere il fenomeno dell’al- bum, così come lo vive Anselmo Bucci. Merita a questo proposito citare una felice osservazione di Orio Vergani: Note 1 2 Viaggiò. Conobbe la Francia in ogni coin provinciale, si spinse in Algeria e in Corsica: salpò – allora sembravano viaggi di lungo corso – verso il Ma- rocco e verso la Sardegna. Aveva sempre sotto il braccio un grosso album da disegno legato in pergamena, e su questo disegnava tutto il giorno. Quando, ormai uomo maturo, parlava con un giovane, gli faceva, orgoglioso, toccare il callo, quasi corneo, che il ferro del bulino e il legno della matita tenuta ben stretta gli avevano fatto crescere vicino all’unghia del dito medio: e amava far sentire come, in interminabili giornate di pittura, il braccio de- stro gli si fosse fatto muscoloso come quello di uno schermidore. Amava pro- vare così la lunga fatica che gli era costata l’amore per la pittura. Sui fogli dell’album, quando non aveva tempo per segnarli con qualche nota di ac- querello, aveva cominciato a scrivere qualche parola che l’aiutasse a ricor- dare un colore, un riflesso, un’ombra. Quelle note, con il tempo, si ampliarono. Diventarono veri e propri appunti di un diario: i fogli raccol- sero note di pensieri, frammenti di dialogo con una modella, una battuta, un aforisma. Attraverso queste note, Bucci si trovò un giorno a essere scrit- tore, e da esse nacque un “quaderno”, che non sarebbe spiaciuto a Jules Re- nard. Si intitolò Il pittore volante e inaugurò assai degnamente l’elenco degli scrittori insigniti del premio Viareggio 3 . 3 Agli occhi di Bucci l’album ha la dimensione di un laboratorio creativo dove eser- citare ed alimentare la già prolifica vena artistica; tela su cui dipingere in modo com- piuto il paesaggio in cui si trova; diario dove scrivere i fatti del giorno altrimenti destinati all’oblio; è agenda per ricordare gli impegni presi, gli appuntamenti fissati, rubrica dove elencare numeri di telefono ed indirizzi di alberghi e ristoranti oppure 10 Lo scritto si trova steso su un foglio incollato sulla seconda di copertina a mo’ di introduzione al volume del ’33. In realtà è la trascrizione corretta degli appunti scritti a Milano il 14 marzo 1933, non appena rientrato dal suo viaggio a Roma (vedi pp. 92-93). Il titolo originale Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit vede la luce nel 1936, nella traduzione francese di Pierre Klossowski, sulla celebre rivista «Zeitschrift für Sozialforschung» che in quel periodo si stampava a Parigi O RIO V ERGANI , Misure del tempo, Diario, a cura di Nico Naldini, Baldini & Castoldi, Mi- lano 2003, pp. 363-364