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photo © Andy Romer
un fascino estetico o spettacolare, ma la sua presenza ha uno scopo e un significato perfettamente integrati nel concept fin dalle prime fasi di sviluppo. La luce diventa parte del DNA dell’ opera, non un accessorio. Al centro vi è un profondo impegno per la riflessione e l’ intenzionalità. Le nostre opere possono apparire minimali o venire vissute come naturali, ma sotto alla superficie c’ è una complessità costruita su innumerevoli decisioni, interazioni e momenti di riflessione. Le tecnologie che utilizziamo sono scelte con cura e perfettamente integrate nel processo artistico, mai fini a sé stesse o come dimostrazione di innovazione, le utilizziamo in maniera poetica, in modi che risuonino a livello umano. Certo, ci sono delle sfide nel processo, ma evitiamo contraddizione tra gli elementi. Prestiamo molta attenzione al fatto che questi appartengano allo stesso mondo, che parlino la stessa lingua, se qualcosa sembra forzato o innaturale lo accantoniamo: l’ armonia è fondamentale.
Avete creato opere che si integrano sia in spazi pubblici che in musei. Come cambia il ruolo della luce in base al contesto?
Il contesto gioca un ruolo fondamentale nel nostro lavoro e questo diventa particolarmente chiaro confrontando le nostre installazioni Shylight e Shy Society, presentate a Palazzo Strozzi a Firenze nel 2024. Entrambe le opere affondano le radici nel concetto di nictinastia, un sofisticato fenomeno naturale in cui alcuni fiori si chiudono di notte come forma di autoprotezione e risparmio energetico. In natura è un meccanismo di sopravvivenza. Negli esseri umani, questa idea trova risonanza nelle nostre risposte emotive: la capacità di ritirarci, proteggerci e adattarci come mezzo per affrontare le complessità della vita. Il cambiamento è costante e tutto ciò che vive è in continuo mutamento. L’ adattamento, in questo senso, non è solo naturale, è essenziale. In un ambiente museale, dove Shylight è spesso esposta, la luce diventa parte di un ambiente attentamente bilanciato. Non attira l’ attenzione su di sé, ma piuttosto ne supporta l’ esperienza, esalta la delicata coreografia dei fiori in movimento, senza competere con essi. La luce è lì per guidare, per elevare, ma sempre sullo sfondo, permettendo al movimento poetico di parlare da solo. Quando la stessa opera viene collocata in photo courtesy DRIFT i fenomeni. Ciò che conferisce il senso di magia di DRIFT è la tensione tra artificiale e organico, quando qualcosa di meccanico riesce a rispecchiare la fluidità del mondo naturale. Pensate a Shylight o Meadow, le nostre installazioni di fiori meccanici che abbiamo avuto l’ onore di esporre in diverse location in tutto il mondo. Illuminano, certo, ma ciò che affascina il nostro pubblico è il modo in cui si muovono. La luce aggiunge un livello emotivo essenziale all’ esperienza, ma non è mai l’ unico focus del nostro lavoro.
Come superate le sfide tecniche nell’ integrare la luce in processi interattivi e nuove tecnologie? Quando sviluppiamo un’ opera d’ arte o un’ installazione, l’ inclusione della luce, se gioca un ruolo, viene considerata fin dall’ inizio e non viene utilizzata semplicemente per
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