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potente , strumento dei racconti mitici legati alle divinità in tutta l ’ area indiana . In questa rappresentazione la forma della divinità passa attraverso la marionetta che non viene esposta direttamente alla vista del pubblico , ma proiettata su un grande telo così da essere ingigantita , avvicinata all ’ impalpabile . Da alcuni mesi sto lavorando sul Teatro delle ombre con due comunità che ancora sopravvivono nel Sud dell ’ India , una in Kerala e una in Andhra Pradesh e con loro sto portando avanti un progetto finanziato da Kaash , una fondazione che tiene in vita processi manuali e conoscitivi legati alle tradizioni indiane meno note . Stiamo lavorando a una serie di sculture luminose e di lampade interamente realizzate in pelle di capra o di bufalo , come le marionette : un materiale che conserva una semitrasparenza che dà alla luce una temperatura estremamente calda , morbida . La pelle animale è stata la prima protezione dell ’ uomo , rivestiva il corpo ed era , di fatto , il primo spazio abitato . Questa semiopacità le trasforma in un diaframma luminoso e ci porta a immaginare una dimensione giocosa - ma anche tragica - di entità che sottraggono all ’ uomo il fuoco e la luce .
E arriviamo all ’ arte che si esprime con la luce … Per me gli artisti più importanti della modernità sono quelli che hanno lavorato con la luce , in
photo © Giuliano Koren particolare Dan Flavin e James Turrell , entrambi americani , portatori di due Americhe molto diverse . Flavin attraverso la ritmica luminosa e cromatica dei tubi al neon definisce lo spazio , ma utilizza uno strumento che deriva dall ’ illuminazione stradale , dalla pubblicità e dal mondo dei consumi . Turrell , invece , fa una riflessione tutta astratta sulla luce , sugli spazi infiniti della natura americana , sul rapporto della luce con la Terra . Noi siamo dentro questa narrazione perché la Terra è
Ritratto di Andrea Anastasio / Andrea Anastasio ' s portrait
sotto e a destra / on the bottom and on the right Momenti del Teatro delle ombre indiano / Scenes from the Indian Shadow Theatre
avvolta dall ’ atmosfera : se non ci fosse non vedremmo l ’ alba e il tramonto , ma solo il corpo luminoso del Sole apparire e scomparire dentro a un ’ infinità buia . L ’ atmosfera ci permette di vivere le diverse tonalità e le diverse temperature della luce . L ’ alba e il tramonto ci fanno poi comprendere molto bene la terza dimensione , quella del tempo , cioè Kronos , che è profondamente connesso alla luce e all ’ ombra , all ’ alternarsi del buio e della luce che costituisce il ciclo e il ritmo vitale . photo © Andrea Anastasio
Dalla luce e dall ’ ombra siamo arrivati a parlare del tempo ... Lo scandire del tempo passa attraverso il movimento delle ombre visibili con le meridiane . Prima dell ’ invenzione dell ’ orologio il rapporto con Kronos era questo : ore diurne e notturne , l ’ allungamento delle une o delle altre in rapporto alle stagioni . Che poi si traduce , nel mondo contemporaneo , attraverso l ’ accensione o lo spegnimento della luce elettrica , come alternanza di ore di lavoro di giorno e ore di riposo di notte . Anche se oggi paradossalmente non è più così , ma diventa un continuum , uno spazio parallelo rispetto a quello naturale che permette l ’ esercizio di attività in tutta la giornata . Una cosa alla quale ci aveva introdotto Brian Eno con una mostra molto poetica in cui poneva schermi tv orizzontali per dare forma a tutta una serie di ombre cromatiche che accompagnavano la sua musica . Era l ’ inizio della dimensione della luce degli schermi dei computer che a qualsiasi latitudine caratterizzano oggi la vita quotidiana di milioni di persone . E così la scrittura che per millenni è passata attraverso il segno , il tratto , la traccia , se ci pensiamo , ora passa attraverso la luce dello schermo .
Infine , vorrei che raccontasse Fregio , il suo ultimo lavoro … L ’ ho presentato a Euroluce con Foscarini , si chiama Fregio ed è connesso alla luce del bassorilievo . Parte , appunto , da un fregio ceramico floreale , tagliato in maniera volutamente arbitraria , per riflettere su quanto i volumi delle plastiche siano legati a doppio filo alla luce . Un bassorilievo vive nel momento in cui la luce lo lambisce e , quanto più la luce è radente , tanto più vengono definiti i suoi volumi . Volevo una lampada che di giorno fungesse da bassorilievo e , quindi , vivesse della luce che arriva sulla sua superficie plastica e , di notte , invece restituisse la luce . Mi divertiva questo
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