stratori pubblici ”. Con questo concetto di apertura sicuramente centrale , ma anche piuttosto impegnativo , Paolo Cassotti e Gianluca Erroi mettono comunque in chiaro un ruolo e una consapevolezza di chi si occupa di questa materia che va ben oltre scelte tecniche o adempimenti normativi . “ Negli ultimi anni ci è capitato molto spesso di confrontarci con il tema delle acque meteoriche soprattutto sulle grandi superfici in situazioni industriali – riflette Cassotti – e le strutture sono diventate in pochissimo tempo inadeguate a far fronte al fenomeno delle bombe d ’ acqua e delle evoluzioni “ monsoniche ” del clima anche in aree storicamente caratterizzate da climi non così tempestosi come il Nord Italia . Edifici che hanno anche solo dieci – quindici anni sono dotati di impianti che non sono capaci di far fronte a questa nuova situazione , le sezioni dei pluviali sono inadeguate e la normativa non aiuta , perché impone che le acque piovane non vengano immesse nel flusso “ pubblico ” ( fiumi , torrenti , rogge ) e quindi ci troviamo in una condizione di difficoltà oggettiva a far fronte alla necessità di evacuare quantitativi secondo criteri di equilibrio d ’ insieme ”.
In che cosa consiste l ’ obbligo di legge ? “ Le acque meteoriche evacuate devono essere gestite nell ’ area di proprietà , attraverso pozzi perdenti interni e sistemi di subirrigazione , ma il problema è a monte perché quantitativi d ’ acqua che scendono per pluviali con sezione a norma , ma non sufficiente per questi “ eccessi ” fanno cadere da sei , otto , dieci metri delle vere bombe a pressione che fanno saltare la tombinatura e questo ancor prima che si parli dell ’ evacuazione finale , perché siamo ancora nella fase del collettamento verso la dispersione ”.
Arch . Paolo Cassotti
E quali problematiche ne conseguono ? “ Allagamento dei piazzali e delle aree dove si lavora sono le conseguenze più problematiche sotto il profilo operativo , ma anche il fatto che le acque raccolte sulle coperture tracimino e si mescolino con le acque dei piazzali è un aspetto da non sottovalutare . Va ricordato che le acque che cadono sulle coperture e le acque che cadono sulla superficie a terra devono avere percorsi di trattamento diversi , perché queste ultime dilavano inquinanti sulle superfici dove si muovono mezzi di trasporto e macchine o sono accatastati materiali di lavorazione e sono quindi soggette a una disciplina specifica ”.
Arch . Gianluca Erroi
Quali interventi si possono predisporre per ridurre il rischio di non gestione ? “ Si possono aumentare le sezioni dei pluviali , aumentando la capacità di ricezione dalle coperture , ma se non si provvede ad incrementare anche la capacità di ricezione a terra è difficile pensare che la situazione sia sanata e lavorare a terra può risultare molto impegnativo soprattutto sull ’ esistente , perché anche la creazione di un troppo pieno o più ancora la modifica delle dimensioni dei condotti è un ’ opera importante , spesso talmente impegnativa da richiedere di mettere in stand-by le lavorazioni , una scelta che difficilmente trova consenso nelle proprietà impegnate in attività produttive ”. “ Queste sono le soluzioni di dettaglio che il progettista mette a disposizione del committente sul fabbricato che è oggetto di un intervento o evidenzia necessità di adeguamento , per prevenzione o a fronte dell ’ avvenimento pluviale fuori misura – aggiunge Erroi – ma il concetto che presiede ad una progettazione moderna è quello della invarianza idraulica , cioè una strategia di progettazione che porta a conservare la quantità d ’ acqua che si scarica su un terreno evitando di trasferirla a valle in toto : è un punto di programmazione territoriale importante , perché si mette in chiaro il valore del terreno permeabile e la sua capacità di assorbire millimetri di pioggia altrimenti veicolati dall ’ impermeabilizzazione verso estensioni assorbenti sempre più ridotte e con il rischio appunto di scaricare a valle il rischio di esondazioni e alluvioni ”.
La gestione delle acque piovane di un edificio entra così ad essere una componente di governo del territorio ?
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