avvicinavano. Infatti, appena qualcuno andava a ordinare un
mazzo di arrostelle, lui cominciava a tormentarlo con le sue
richieste:
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E non la smetteva fino a quando non veniva accontentato e
non vedeva che i pezzettini di carne infilati negli spiedini di
legno erano finiti. Più veniva allontanato e più tornava, testardo
come un mulo!
Appena arrivava spendeva quei due soldi che teneva in tasca
per comprarsi le arrostelle e, quando li aveva finiti, cominciava
a girare come una cicciacòla9 intorno al cuoci-arrosti. E non lo
avrebbero spostato più nemmeno le cannonate! Stava sempre
pronto a raccogliere gli spiedini privi di carne che venivano gettati a terra; e li leccava avidamente, li succhiava, li mordeva,
passandoseli e ripassandoseli attraverso la bocca e ungendosi di
grasso tutta la faccia mal rasata, che poi puzzava di pecora che
appestava!
Gli arrostellari lo conoscevano da sempre e per toglierselo di
torno lo mandavano in giro a svolgere le commissioni più
strampalate, dopo averlo pagato in anticipo con un paio di
arrostelle fatte con pezzi di grasso scartato.
Una volta Mastro Ciccone, il beccaio del Castello,10 lo aveva
mandato fino a Fonte Marianna, su in montagna, a prendergli
una saccoccia d’acqua fresca! E quando, diverse ore dopo, era
tornato con i pantaloni tutti inzuppati, aveva fatto ridere tutta
Montebello. E Mastro Ciccone aveva fatto finta di arrabbiarsi,
perché gridava tra le bestemmie che lo aveva pagato prima del
tempo e così lui non gli aveva portato l’acqua. Ora l’unica cosa
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Nome abruzzese della gazza.
Castel del Monte, paesino in provincia di L’Aquila.
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