LIBERAMENTELIBRANDO Montebello di Bertona - Il dialetto | Seite 20

Gabriele Falco Montebello di Bertona - Il dialetto Edizioni Cinque Terre Le occlusive bloccano momentaneamente il flusso d’aria mediante il contatto di due organi dell’apparato fonatorio. Esse possono essere: a. bilabiali, in quanto l’aria è bloccata dal contatto delle labbra superiori e inferiori che poi, scostandosi di colpo, producono un’esplosione. La p di pane e la b di bosco sono, rispettivamente, bilabiale sorda la prima (poiché l’esplosione dell’aria che fuoriesce dal cavo orale è più forte o intensa), bilabiale sonora la seconda (poiché l’esplosione dell’aria è più debole o attenuata);4 b. dentali, in quanto l’aria è bloccata dalla punta della lingua che tocca gli incisivi superiori alla loro base. La t di toro e la d di dito sono, rispettivamente, dentale sorda la prima e dentale sonora la seconda; c. velari, in quanto il posdorso della lingua tocca il velo palatino e blocca momentaneamente l’aria. La k di cane e la ĝ di gatto sono, rispettivamente, velare sorda la prima e velare sonora la seconda. A queste due consonanti va aggiunta la q di quadro, che risulta dalla rapida successione della velare k e della labiovelare w (womo = uomo), le quali sembrano formare un unico suono: quando = kwando. Le fricative producono una frizione dell’aria, che non venendo completamente bloccata dagli organi fonatori, fuoriesce in maniera forzata, producendo un suono caratteristico. Esse si distinguono in: a. labiodentali, quando gli incisivi superiori premono contro le labbra inferiori. La f di faro e la v di vespa sono, rispettivamente, labiodentale sorda la prima, labiodentale sonora la seconda; b. dentali, quando la punta della lingua si avvicina agli incisivi agli incisivi superiori, toccando, con la parte retrostante o corona, il palato in prossimità degli alvèoli e producendo un sibilo. s di seme e ś di rośa e sdentato sono, rispettivamente, dentale sorda la prima, dentale sonora la seconda; c. alveopalatali, quando il predorso della lingua entra in contatto con la zona palatale compresa tra gli alvèoli e il prepalato. La š di scena e la ş del francese şùr (= jour: giorno)5 sono, rispettivamente, alveopalatale sorda la prima, alveopalatale sonora la seconda; 4 Si precisa che la caratteristica della “sonorità”, in una consonante, implica la sua cantabilità, dal momento in cui alla realizzazione del suono partecipano anche le corde vocali, che conferiscono a esso una caratteristica vibrazione ignota alle consonanti forti o sorde, le quali, perciò, non sono cantabili. 5 La fricativa alveopalatale sonora solitamente viene rappresentata con il segno ž: bonjour = bonžùr. 18