LIBERAMENTELIBRANDO Montebello di Bertona - Il dialetto | Page 11
Gabriele Falco
Montebello di Bertona - Il dialetto
Edizioni Cinque Terre
bocche dei nostri bisavoli e trisavoli. E questo sostanzialmente per il
seguente motivo: il montebellese a cui faccio riferimento è soprattutto
quello che ho avuto il privilegio di ascoltare e assorbire dai miei genitori e
soprattutto dai miei nonni e dalle persone anziane, che certamente si
esprimevano attraverso un eloquio più puro e incontaminato.
Va poi tenuto presente, a proposito della purezza, un altro fattore: quello
derivante dalla realizzazione non sempre univoca di determinati suoni
vocalici, a seconda e di un certo soggettivismo tra i parlanti e della sua
distribuzione areale. Capita, ad esempio, di ascoltare qualcuno che invece di
pronunciare il suono “å” pronunci una “à” o una “ò”. È il caso di parole
come “scuola” o “mondo”, che in montebellese dovrebbero essere
pronunciate: “scålë” e “månnë” e che alcuni, invece, pronunciano o “scàlë”
e “mànnë” o“scòlë” e “mònnë”.
Ed è soprattutto il caso di aree in cui, quasi sistematicamente, la “ò”
derivante da “è” italiana (tanto chiusa quanto aperta) viene articolata come
una “å” in una zona e come un dittongo “uò” / “wò” (appena percepibile) in
un’altra. Nella contrada del Farindolese (in direzione Nord-Ovest) si tende
a pronunciare i vocaboli montebellesi “cazòttë” (= calzetta) e “canòštrë” (=
canestro): “cazåttë” e “canåštrë”; nella frazione di Colasante (in direzione
Sud-Est) gli stessi vocaboli si pronunciano (o meglio: si pronunciavano fino
a qualche trentennio addietro; giacché attualmente tale tendenza, tra l’altro a
suo tempo riscontrata solo nelle persone più anziane, sembra essere affatto
scomparsa): “cazwòttë” e “canwòštrë” (anche se -è bene ripeterlo- questa
sorta di dittongo era appena percepibile, soprattutto nella pronuncia del
secondo vocabolo).
Ora, però, è venuto il momento di dare voce, se così posso esprimermi, al
dialetto montebellese, augurandomi di tutto cuore che il presente lavoro (il
quale costituisce un modestissimo contributo alla conoscenza di un
singolare aspetto di questo nostro amato piccolo centro vestino), possa
essere percepito come punto di partenza e non d’arrivo per ulteriori e più
approfondite ricerche.
Pordenone, Marzo 2009
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