Ha costruito una qualità di vita che la pone tra i Paesi più
salutari al mondo e con un’aspettativa di vita particolarmente
alta, addirittura più alta di quella degli USA, per non parlare
di un punteggio consistentemente alto nelle classifiche annuali
dell’”indice di felicità” dei vari Paesi.
Ha costruito una cultura fiorente i cui musicisti, scrittori e
artisti, e recentemente anche personaggi televisivi, sono ammirati
in luoghi ben lontani dai propri confini. E in tutto ciò, ha preso
con amore un’antica lingua – l’ebraico – rendendola moderna in
modo da ospitarvi il vocabolario del mondo contemporaneo.
Nonostante le voci intolleranti di qualche estremista che
bisogna fermamente condannare, ha costruito un clima di
rispetto per le altre fedi tra cui i baha’i, i cristiani e i musulmani,
e per i loro luoghi di culto. C’è forse qualche altro Paese nella
regione che può dire altrettanto?
Ha costruito un settore agricolo che ha molto da insegnare
ai Paesi in via di sviluppo per quanto riguarda trasformare terre
aride in campi di frutta, di vegetali, di cotone e di fiori.
Allontaniamoci un attimo dall’enorme flusso di
informazioni che arriva di continuo dal Medio Oriente e
consideriamo la portata degli ultimi 70 anni, a quanti anni luce
di distanza siamo arrivati dal buio dell’Olocausto, e rimaniamo
meravigliati da un popolo decimato che è ritornato su un piccolo
fazzoletto di terra – la terra dei nostri antenati, la terra di Sion
e di Gerusalemme – sfidando ogni probabilità e costruendo su
queste antiche fondamenta un moderno e vivace Stato.
In ultima analisi, la storia di Israele è una stupenda
realizzazione di un legame che dura da 3500 anni tra una terra,
una lingua, una fede, un popolo ed una visione. È una storia
impareggiabile di tenacia e determinazione, di coraggio e di
rinnovamento. In definitiva, è un metafora del trionfo della
durevole speranza sulle tentazioni della disperazione.
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