editoriale
Di Atenaide Arpone- Photo: Carlo Casella
il prezzo come leva
Negli ultimi due mesi ho girato parecchio. Anche più del solito e, come sempre accade, il tour è stato super positivo. Segno che quando si mette il naso fuori dalla propria“ comfort zone” si raccoglie sempre più di quanto non si dia in cambio. In un momento difficile come quello che stiamo vivendo, infatti, essere invitati a uscire dalla redazione e a guardarsi intorno per cercare nuove strade, può portare a risultati positivi e può anche creare le premesse per una ripartenza che si spera avvenga il più in fretta possibile. Vale per me, ma vale anche per voi. Partiamo da una considerazione emersa nelle chiacchierate che ho avuto il piacere di fare qua e là per lo“ Stivale”: quando la crisi è diffusa, il lusso( anche quello che ci si può permettere) non è più la sola strada percorribile e torna ad essere una delle“ tante” opzioni. Ai miei occhi è evidente che una politica dei prezzi sensata e ponderata potrebbe limitare il dissanguamento di molte aziende artigianali. Non dico che si debba“ deprezzare”( cioè diminuire il prezzo tout-court), perché così facendo si toglierebbe valore a ciò che si è fatto in questi anni. Sicuramente però, si può pensare a prodotti accessibili anche a chi in questo momento, magari non si trova proprio in uno stato di indigenza( questo, ahimé, non era un cliente papabile neanche prima), ma qualche difficoltà in più a far quadrare i conti ce l’ ha. Qualcuno di voi lo ha già fatto agendo, per esempio, sul peso: e così sforna lievitati da ricorrenza da un chilo, ma anche da mezzo. E lo stesso vale per gli altri prodotti, che possono pesare un po’ meno sul portafogli e anche sulla bilancia: un doppio valore, perché l’ attenzione alla salute ha preso decisamente il posto dell’ edonismo sfrenato. Non è invece il caso di diminuire la qualità delle materie prime, dei processi e degli spazi, perché i clienti hanno ancora bisogno di sentirsi coccolati e protetti: e noi italiani ci sentiamo così solo con le gambe sotto al tavolo. Anche se si tratta del tavolino di una pasticceria.
il pasticcere e gelatiere italiano 11