Foto di Carlo Casella |
Vi ricordate l’ editoriale dello scorso numero? Per chi non lo avesse letto( malissimo!), dopo aver citato alcuni articoli che sottolineavano le tante aperture delle pasticcerie a fronte delle chiusure dei panifici, avevo segnalato che secondo me il vento era cambiato e stava soffiando a favore dei panifici. Per fortuna, questa tendenza è stata“ certificata” da alcune ricerche presentate a Sigep World 2026. Il pane sta reggendo bene, ed è ancora presente in maniera importante sulle tavole degli italiani. Però attenzione, le ricerche di mercato ci |
indicano una direzione ben precisa. Il pane in sé, secondo la ricerca di Cerved presentata a Rimini, perde fatturato, pur rappresentando ancora il 62,5 % dei volumi di produzione. La sua incidenza sul fatturato complessivo è scesa di 3 punti in due anni, attestandosi al 40 %. Si produce tanto pane, ma il suo fatturato cala. Le buone notizie vengono, come è ormai noto, dalla crescita delle vendite di pizze, focacce e dolci, che registra un + 3,3 % rispetto allo stesso periodo. E qui, invece, lo scontrino aiuta l’ impresa di panificazione. Le ricerche ci forniscono anche un altro indicatore per comprendere le tendenze: i consumatori, crisi o no, osservano spesso un regime dietetico cui prestano massima attenzione, anche se le loro abitudini alimentari sono sempre più caratterizzate da tempi ristretti e pranzi fuori casa. Chi entra in un panificio, quindi, lo fa perché cerca un prodotto che abbia un valore aggiunto( dal“ gluten free”, ai grani antichi e italiani, dai prodotti proteici a quelli a basso indice glicemico, ecc). Ed è questo il punto: il pane |
ha ancora un valore per gli italiani, a patto che risponda alle caratteristiche che chiedono da anni e cioè, che sia benefico per la salute, che sia sostenibile e che sia naturale. Non quindi un pane, ma questo pane. Avere una gamma che risponda alle diverse e complesse richieste dei clienti è però possibile solo attraverso un nuovo modo di intendere la professione. Un mestiere che ora più che mai passa attraverso la tecnologia, i nuovi format e le competenze imprenditoriali. Esattamente quello che è emerso dal talk di Assipan che ho contribuito a ideare e che ho moderato, sempre a Rimini. Il ruolo dell’ artigiano è quello di adeguare la propria impresa alle esigenze di tutti: dei clienti, dei dipendenti, delle banche. Non è un lavoro in più, è parte integrante del vostro mestiere da sempre, solo che lo avete sempre considerato secondario. Ora non è più possibile. Il panificio è un presidio artigianale in evoluzione e ha il dovere di rinnovarsi senza perdere le proprie radici, ma nemmeno senza pensare a quello che ci riserva il futuro. |