Comunità • Storie di arte bianca / Piccolo Forno
Piccolo Forno di nome e di fatto: il locale di Cristian e Daniele a Centocelle è grande trentasette metri quadri.
in panificio si è rivelata una scelta vincente: molte persone si sono avvicinate a noi proprio perché incuriosite da questa novità. Per questo abbiamo scelto un blend non estremo, capace di dialogare con il gusto del quartiere ». per permettere a tutti di scegliere un pane buono e salutare ». L’ offerta si compone di quattro referenze fisse: oltre al tipo 1, ci sono l’ integrale, il pane di semola di grano duro e il pane Mazì, ottenuto da un miscuglio evolutivo che comprende oltre duemila varietà di grano, sempre diverse. A queste si aggiunge una quinta proposta a rotazione; mentre il sabato funzionano molto bene i pani conditi, una vera novità per la zona. Molto apprezzata anche la pizza: bianca alla pala e rossa fina in teglia. Sul banco trovano spazio anche dolci dai sapori autentici, tra cui banana bread e torta di mele, mentre al mattino non mancano le proposte per la colazione: cornetto all’ italiana, pain suisse e pain au chocolat, da accompagnare allo specialty coffee della Torrefazione Conti. « Proporre lo specialty coffee
Tecnica e visione imprenditoriale: la ricetta per crescere
« In passano mi sono occupato di nuove aperture e spesso ho offerto consulenze, ma per me questa è la prima vera avventura imprenditoriale nel mondo del pane » afferma Di Grazia. « Io, all’ interno del Piccolo Forno, mi occupo della parte tecnica, mentre il mio socio Cristian Piccolo, che ha più esperienza nella gestione del negozio, cura le vendite. Credo che, per funzionare, un’ attività debba puntare su un prodotto ben fatto tecnicamente e su materie prime di qualità. Il segreto, poi, sta nel mio lievito madre, che non è il classico licoli ma una pasta semidura: un ceppo che gestisco da 15 anni ». E se l’ interesse continuerà a crescere, il Piccolo Forno potrebbe diventare il primo step di un progetto più ampio: nuovi punti vendita in zone strategiche della città, senza perdere l’ identità artigianale e l’ attenzione al prodotto della piccola insegna di quartiere da cui tutto è partito.
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