IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 53
Ovest. Fin dal tramonto, con gli sguardi diretti verso Est, gli Eletti si trovavano seduti nel
chiaro del bosco, osservando il Volto della Dea e, dietro, il Melo di Tharsis.
Quando il Volto Più Brillante della Dea Luna si posava sul Bosco Sacro, gli Eletti si
mantenevano in silenzio, con le gambe incrociate e formulando il Mudra del Fuoco
Freddo: in questi momenti solo era permesso loro masticare foglie di salice; per il resto,
dovevano rimanere in rigorosa quiete. Fino allo zenit del plenilunio, la tensione
drammatica cresceva istante dopo istante e, in quel punto, raggiungeva una tale intensità
che sembrava che il terrore degli Eletti si estendesse nel medio ambiente e diventasse
irrespirabile: non solo si respirava il terrore ma lo si poteva percepire epidermicamente,
come se una Presenza spaventosa fosse uscita dai raggi della Luna e opprimesse tutti
con un abbraccio gelido e travolgente.
Immancabilmente si arrivava a questo culmine all'inizio del Rituale. Allora un Gerofante si
dirigeva nella parte posteriore della Testa di Pietra e scendeva per una piccola scala che
era scolpita nella roccia del Menhir ed entrava nel suo interno. La scala, che contava 18
scalini e culminava con una piattaforma circolare, permetteva di accedere ad una
piattaforma a forma di cono troncato: questa era un recinto ristretto di 2 metri e mezzo di
altezza, scavato esattamente dietro il Volto ed appena illuminato dalla Lampada Perenne
dal pavimento. Sopra la piattaforma del pavimento, in effetti, c'era una piccola stufa di
pietra nel quale forno si collocava, dal giorno in cui i lidi perfezionarono la forma del Culto,
la Lampada Perenne: una lastra permetteva di chiudere la bocca superiore del forno e
regolare l'uscita dell'esigua luce. Adesso questa luce era minima perché il Gerofante si
apprestava a realizzare un'operazione chiave del rituale: effettuare l'apertura degli Occhi
della Dea. Per riuscirci doveva solamente muovere verso l’interno i due pezzi di pietra,
connessi fra loro, che abitualmente rimanevano perfettamente assemblati al Volto e
causavano l'illusione che delle Palpebre di pietra coprissero il bulbo dei Suoi Occhi: questi
pesanti pezzi richiedevano la forza di due uomini per essere collocati al suo posto, però,
una volta lì, bastava togliere un fermo e scivolavano da soli su una rampa che
attraversava tutto il recinto interno.
Bisogna immaginarsi questa scena. Il recinto di Frassini del Bosco Sacro formando un
chiaro nel suo centro, enormi ed imponenti, il Melo di Tharsis e la statua della Dea Pyrena.
E seduti di fronte al Volto della Dea, in una posizione che esalta ancora di più la
dimensione colossale e i Capelli spaventosi con i serpenti, gli Eletti, con lo sguardo fisso
ed il cuore ansioso, stanno aspettando la Sua Manifestazione, la chiamata personale che
apre le porte della Prova del Fuoco Freddo. Dall'alto, la Dea Ioa lascia scorrere torrenti di
luce argentata su quel quadro. All'improvviso, procedenti dal Bosco vicino, un gruppo di
bellissime ballerine si interpone tra gli Eletti e la Dea Pyrena: hanno il corpo nudo senza
vestiti e indossano solo oggetti ornamentali, bracciali ed anelli alle mani ed ai piedi, collari
e cinture colorate, lunghi ciondoli di anelli, cinte e nastri sulla fronte, che lasciavano
cadere liberamente sui lunghi capelli. Vengono saltando al ritmo di una zampogna, non si
fermano in nessun momento ma all'improvviso si lasciano andare ad una danza frenetica.
In precedenza, hanno praticato la libagione rituale di un nettare afrodisiaco e per questo i
loro occhi sono brillanti di desiderio ed i loro gesti sono insinuanti e lascivi: i fianchi ed i
ventri si muovono incessantemente e possono essere visti, ogni momento, in mille
posizioni differenti, i seni sodi si agitano come colombe in volo e le bocche umide si
aprono desiderose; tutta la danza è un irresistibile invito ai piaceri dell'amore carnale.