IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 365

I nuovi arrivati furono sorpresi, ma dopo essersi guardati a vicenda, gridarono immediatamente a loro volta: "Hanacaquilli Aty! -Huancaquilli Aty! e poi, tremando, come in preda a un brivido di terrore, quello nella lettiga esclamò: "Hanacaquilli Aty unanchan huañuy! -Huancaquilli Aty unanchan huañuy! Udendo queste parole, tutti gli indios fecero un passo indietro, allargando la radura formatasi davanti al rifugio degli spagnoli. Lito di Tharsis era tornato alla casa così velocemente come era entrato in scena e aveva osservato,da buona protezione, la reazione degli indios. -Che cosa hai detto? Chiese uno dei frati. "Non lo so esattamente," rispose Lito. Queste sono parole che la Pietra di Venere mi ha detto nella Caverna Segreta. Penso che si riferiscano al posto in cui dovremmo andare. All'improvviso, ho avuto la convinzione che dovevo comunicarle ai nostri aggressori. E vedete il risultato: sembrano conoscere il loro significato. In quel momento, la lettiga, con lo strano occupante, si stava allontanando a un ritmo rapido, mentre i guecha, dal momento che di guerrieri Muisca si trattava, si sedettero a terra nella loro stragrande maggioranza. Non smisero di guardare per un momento verso il rifugio degli spagnoli, con lance e frecce pronte ad attaccare; e nei loro volti inespressivi, seri e obliqui, era impossibile indovinare le intenzioni. L'unica cosa certa che indicava l'atteggiamento degli indigeni era che erano disposti ad aspettare; ma ad, aspetta cosa, chi? Così, assediati nelle precarie case di pietra, le ore passavano senza che nulla turbasse l'impassibile vigilanza. Ma i Signori di Tharsis erano dotati in gran misura della virtù della pazienza: non invano avevano fatto la guardia per 1.700 anni di fronte alla Spada Saggia. Si sedettero, quindi, anche loro, per attendere i futuri movimenti degli assedianti. In poche ore venne la notte senza che gli indigeni si muovessero dal loro posto, sebbene si distinguessero dietro le loro fila che vari fuochi accesi: presto un gruppo di donne si prese cura di distribuire ad ogni guecha una torta di mais e una ciotola di ceramica con un liquido fumante. La notte divenne profonda e gli spagnoli decisero di riposare e vigilare a turno. Tutti riuscirono a dormire perché all'alba li si ritrovarono nella stessa situazione del giorno precedente. Tuttavia, sarebbe comunque passata la mattina e parte del pomeriggio prima di notare qualche cambiamento. Il numero di guerrieri, invece di diminuire, era aumentato con il passare delle ore, e ora non esisteva praticamente nessun posto dove uno di essi non potesse essere visto: coprivano la piazza e i vicoli che scorrevano tra le case, si erano arrampicati sui tetti, pilastri e muri e, in breve, a perdita d'occhio, potevano essere visti, in attesa, ma francamente ostili. Si avvertiva senza troppo sforzo che erano in agguato a migliaia e che sarebbe stato molto difficile rompere l'assedio. Nel mezzo del pomeriggio, gli Uomini di Pietra verificarono che stava accadendo qualcosa di nuovo: i guecha, improvvisamente si alzarono e si fecero a un lato con difficoltà per far passare una carovana dalla porta esterna della fortezza. Questa volta erano tre le lettighe che arrivarono; in una ritornò il personaggio enigmatico del giorno precedente; e nelle altre due, venivano uomini con fazioni diverse dagli indios: mentre quelli presentavano caratteri indubbiamente asiatici, i nuovi arrivati mostravano gli inconfondibili tratti dell'uomo europeo occidentale. Perfino la