IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 315

I Valentiniani rimasero allora gli unici rappresentanti della Casa di Tharsis in Spagna; in particolare, gli unici che si sarebbero dedicati alla realizzazione della missione familiare. Da San Felix de Caraman li accompagnarono dieci discendenti di Arnaldo Tiber, che desideravano continuare a vivere vicino ai loro cugini. Si stabilirono nella vecchia Casa Padronale e stabilirono ottimi rapporti con la popolazione catalana di Turdes, alla quale piacque che quei nuovi Signori provenissero dalla Linguadoca e capissero la loro lingua natia. Il Noyo riprese la Guardia nella Caverna Segreta e presto ebbe la compagnia di un altro Uomo di Pietra che, ancora impressionato dall'esperienza con il Signore di Venere, aveva deciso di Consacrarsi alla Custodia della Spada Saggia. Con lo stesso desiderio si trovavano i sei partecipanti all'incontro di San Felix di Caraman, ma non sarebbe stato possibile per tutti abbandonare il Mondo perché si doveva prestare attenzione agli interessi patrimoniali della Casa. La Spagna si stava industrializzando rapidamente ed era altissima la richiesta, in tutte le principali città, di materie prime di ogni tipo; a Turdes, la nuova popolazione di origine catalana riattivò la produzione di minerali, completamente abbandonata dai Signori di Tharsis negli ultimi secoli. Così, come se i millenni non fossero mai trascorsi, l'oro e l'argento venivano nuovamente estratti dalle montagne dai Signori di Tharsis. Nonostante l'attenzione richiesta dalla nuova situazione, a metà del quattordicesimo secolo tutto era sotto controllo: per allora, cinque di quei sei iniziati si erano già confinati nella Caverna Segreta. Quando i Valentiniani arrivarono a Huelva, la Contea apparteneva a Siviglia. Alfonso XI di Castiglia lo cedette nel 1338 al Gran Maestro di Santiago, e con esso riapparve il pericolo Golen: oltre ad essere un Ordine Celtico eminentemente Golen, molti Templari si erano rifugiati in esso dopo il processo promosso da Clemente V, e allora cominciarono a infestare la regione. Tuttavia, quattordici anni dopo, l’infante Don Pedro la riprende dal Gran Maestro per darla in dono a Maria Padilla. Alla fine del XIV secolo, la Casa delle Scrofe, dei Re di Castiglia, la donò in dote ad una delle sue Dame e passò nelle mani dei Duchi di Medina Sidonia, fino alla fine di questa storia. L'influenza della Casa di Tharsis sull'Ordine dei Predicatori rimase intatta negli anni seguenti, poiché il Circulus Domini Canis continuò a operare segretamente, cercando di dirigere l'Inquisizione contro i membri del Popolo Eletto e dei Golen, cercando di promuovere il modello di Nazione Mistica perfezionato giuridicamente durante il Regno di Filippo il Bello e concretizzato in parte da quel Grande Re. Questa influenza si fece sentire soprattutto in Spagna, dove grazie alle popolari campagne di illuminazione di molti predicatori, tra cui Don Ferran Martinez, vicario dell'Arcivescovado di Siviglia e Signore del Cane, scoppiarono le violente persecuzioni contro gli ebrei culminate nei massacri del 1391 a Siviglia, Cordoba, Toledo, Ecija, Logrogno, Burgos, Ocaña e altre trenta contee. Da Castiglia, quel incendio si estese fino ad Aragona; a Valencia il popolo sterminò cinquemila ebrei e a Barcellona circa undicimila; fino alle Baleari giunse la furia popolare contro i seguaci di Jehovà Satanàs . Rischiando di essere annientati in Castiglia e in Aragona, trovarono un rifugio sicuro in Portogallo, dove il marrano Don Mosé Navarro, infiltrato nel Governo, aveva ottenuto due Bolle Papali locali dai Papi Clemente VII e Bonifacio IX, che impedivano la conversione compulsiva degli ebrei; quell'invasione ebraica, tuttavia, avrebbe causato in breve tempo un periodo di ostilità dei coloni cristiani. Il domenicano di Valencia San Vincenzo Ferreri, che possedeva il carisma del dono delle lingue e aveva predicato in tutti i paesi Europei nelle loro lingue native, partecipò attivamente alla campagna antiebraica: fu lui a ispirare la bolla di Benedetto XIII