IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Seite 283

Se la confusione strategica, l'incarnazione, l’incatenamento alla legge del karma, ecc., nono terribili mali che affliggono gli Spiriti Iperborei, la convivenza terrena con una "Razza Sacra" di Jehovà Satanàs è senza dubbio l’incubo più spaventoso, peggio ancora di tutte le disgrazie menzionate. Perché, dalla "rinnovata alleanza" con Mosè, l'inimicizia razziale tra i lignaggi iperborei ("eretici") e il lignaggio ebraico ("sacro") sarà permanente ed eterna, con lo svantaggio irreversibile per i primi che la Volontà infernale del Demiurgo sarà espressa irresistibilmente attraverso i secondi. Dopo “l'apparizione” di Israele, solo resta all'uomo l'alternativa drammatica ritornare all’Origine o soccombere definitivamente. Scavando nel mito ebraico di Abele e Caino, sotto un velo di calunnia, si può apprezzare un'accurata descrizione dell'inimicizia razziale e teologica tra ebrei e iperborei. In quel mito, Abele, che è un pastore di greggi, rappresenta il tipo basico dell’ebreo e Caino, il contadino, la figura dell'uomo di lignaggio iperboreo. La leggenda racconta che a Jehovà Satanàs risultarono gradevoli le offerte di sangue di Abele il pastore, costituite dal sacrificio degli agnelli primogeniti "con il loro grasso", e invece disprezzò i "frutti della terra "che Caino esibiva. Un tale atteggiamento da parte del Dio della Materia costituì una rivelazione per Caino: la scoperta delle vere intenzioni del Creatore e l'essenza materialistica e servile dei pastori. Allora Caino decise di uccidere Abele, l'Anima creata, cosa che motivò Jehovà a denunciare che egli era portatore di un marchio che tradiva la sua condizione di assassino. Questo segno sarebbe riconosciuto in tutte le Epoche, da quelli che erano "come Abele", in coloro che dimostrassero di essere "come Caino". Questo speciale criterio affettivo di Jehovà Satanàs è stato perpetuato nel corso dei secoli nell'odio che gli ebrei sentono verso i lignaggi Iperborei, odio che, non bisogna dimenticarlo, proviene dal Demiurgo visto che "Israele è Jehovà". Agli sciocchi, cioè a quelli a cui è stato fatto il lavaggio del cervello per poi trasformarli in fanatici credenti della Bibbia, risulta sempre difficile giustificare la predilezione del "Dio" Jehovà per il sacrificio insanguinato di Abele e il disprezzo della produzione agricola di Caino. Tuttavia, diventa tutto chiaro se si legge attraverso il linguaggio cabalistico e criptato della Genesi, un’interpretazione antica dell'Olocausto di Fuoco. In effetti "l'olocausto dell'agnello primogenito con il suo grasso "[Genesi 4,4], rappresenta l’Olocausto della Morte Finale dell'Umanità e la sua trasformazione in liscivia che "laverà il Segno Abominevole che è inciso sulla Pietra Calda": l'oblazione di Abele sarebbe stata in seguito bruciata, come fanno oggi gli Ebrei con i corpi degli animali sacrificati e "il grasso", mescolato con la cenere, formerebbe il sapone, la liscivia, che avrebbe lavato la macchia simbolica del "peccato di Caino"; tale "peccato" è, ovviamente, essere "contadino", coltivatore di cereali, adoratore della Dea Ama, o Cerere, o Demetra, o la Vergine di Agartha, la madre di Navutan , cioè, colei che diede il seme di grano agli uomini, il Seme del Bambino di Pietra. Il "marchio di Caino" è, quindi, il Segno nella Pietra Calda, il Simbolo dell’Origine che causa l’incatenamento dello Spirito eterno alla materia; è per questo che Caino, portando quel marchio, non potrà mai morire: sarà "Immortale", come tutti gli uomini che posseggono Spirito, anche se lo ignorano essendo "addormentati". Robert Graves e il Rabbino Raphael Patai, nel libro "I Miti Ebraici", hanno estratto e sintetizzato il Mito di Caino da numerosi midrash talmudici. Io ho qui una delle versioni ebraiche ufficiali, che dimostrano il carattere spirituale luciferico di Caino e la natura "creata" di Abele: "Caino rispose al rimprovero di Dio con un grido che i blasfemi ripetono ancora: - Non c'è Legge né Giudice! -Quando poco dopo incontrò Abele in un campo, gli